Acqua Gran Sasso, rinvio sulle parti civili

Il giudice decide a febbraio. I legali di Strada dei Parchi contestano l’accusa di illecito amministrativo
TERAMO. La certezza è che nella prossima udienza di febbraio il tribunale stabilirà quali parti civili, tra le 14 che hanno chiesto di essere ammesse, entreranno nel processo per il sistema acqua del Gran Sasso. A caratterizzare l’udienza di ieri davanti al giudice monocratico Domenico Canosa le eccezioni sollevate dalle difese dei dieci imputati tra i vertici dell’Infn, Strada dei Parchi e Ruzzo Reti.
In particolare la difesa della Strada dei Parchi ha sollevato una eccezione di nullità sulla ipotesi di illecito amministrativo contestata dalla Procura nei confronti della società. Eccezione a cui i pm Stefano Giovagnoni e Greta Aloisi si sono opposti ritenendola infondata. Anche su questo il giudice deciderà nella prossima udienza in cui si cominceranno a sentire i primi tre testi della Pubblica accusa, in particolare i carabinieri del Noe che hanno svolto le indagini.
Le ipotesi di reato contestate dalla Procura sono quelle di inquinamento ambientale e getto pericoloso di cose. Il processo è nato da un’inchiesta della Procura che ha posto sotto la lente di ingrandimento di investigatori ed inquirenti l’intero sistema Gran Sasso, evidenziando quella che la Procura ha definito come un permanente pericolo di inquinamento delle acque. Decine di sopralluoghi e videoispezioni, le ricostruzioni dei tre super esperti incaricati dalla Procura teramana e le indagini dei carabinieri del Noe avrebbero infatti fotografato una realtà fatta di rischi e procedure ignorate. In un contesto, quello ipotizzato dalla Procura, in cui sarebbero emerse presunte interferenze tra i laboratori, le gallerie autostradali e il sistema di condutture delle acque con criticità mai sanate.(d.p.)
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