Acqua Gran Sasso Teramo e Isola ora chiedono i danni

I due Comuni si costituiscono parte civile: «Un atto dovuto» Oggi l’udienza preliminare sull’ipotesi inquinamento
TERAMO. Un atto di responsabilità istituzionale, dovuto per tutela di un bene primario come l’acqua. I Comuni di Isola del Gran Sasso e di Teramo e la Provincia motivano così la decisione di costituirsi parte civile nel procedimento giudiziario che vede indagati i vertici di Ruzzo, Strada dei Parchi e istituto di fisica nucleare per l’ipotesi di inquinamento della falda acquifera che alimenta la rete idrica a servizio di oltre 700mila abruzzesi. L’annuncio arriva a 24 ore dall’udienza preliminare, fissata per oggi, che dirà se si aprirà il processo a carico dei dieci amministratori e tecnici coinvolti nell’inchiesta della Procura.
«Non ci si può tirare indietro voltando la faccia dall’altra parte», esordisce il primo cittadino teramano Gianguido D’Alberto, che sottolinea «l’adesione convinta» del capoluogo all’iniziativa avviata dal Comune di Isola. «Non possiamo lasciarlo solo in questa battaglia che non ha significato politico ma istituzionale», spiega il sindaco di Teramo, «in difesa del diritto alla salute, dell’acqua e dell’ambiente». D’Alberto tiene a precisare che la costituzione in giudizio non è a priori contro gli indagati. «Auspichiamo che siano accertate anche non responsabilità», sottolinea, «di chi possa alla fine rivelarsi parte lesa in questo giudizio».
Al di là dell’inchiesta, però, il problema della sicurezza del cosiddetto ‘sistema Gran Sasso’, che comprende acquedotto, laboratori di fisica nucleare e autostrada, secondo il primo cittadino ha una chiara matrice nella «inerzia della politica che non ha avuto la forza di controllare quello che stava accadendo». Dopo l’incidente “Borexino” del 2001 all’interno dei laboratori, evidenzia D’Alberto, «c’erano fondi e progettualità, ma non è stato fatto quanto previsto».
I due Comuni e la Provincia, per la quale alla presentazione dell’iniziativa non ha partecipato a causa di altri impegni il presidente Diego Di Bonaventura, puntano al «risarcimento di ogni danno accertato al territorio» ma ritengono prioritario anche fare chiarezza sulla sicurezza delle risorse idriche. «Dobbiamo arrivare a non porci più la domanda se la nostra acqua si può bere», osserva il sindaco di Isola Roberto Di Marco a detta del quale questo dubbio crea un enorme danno d’immagine al suo comune. «Gli albergatori ricevono continue disdette quando si ripresentano situazioni del genere», fa notare, «il problema va risolto alla radice». La costituzione in giudizio, dunque, è un ulteriore elemento di spinta verso l’acquisizione di certezze. «Non è nostro compito individuare eventuali colpevoli», insiste Di Marco, «mi preme però che quando qualcuno arriva da noi non debba chiederci se l’acqua è potabile. Sentirmi chiedere questo è intollerabile».
I due sindaci confermano che, su questo tema, proseguiranno anche iniziative politiche e istituzionali su cui sollecitano il coinvolgimento anche di altri Comuni.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

