Acqua nel palazzo terremotato
San Nicolò, i residenti del condominio “L’Uliveto” protestano per le infiltrazioni
TERAMO. A San Nicolò i residenti del condominio “L’Uliveto” denunciano allagamenti nell’area antistante di proprietà comunale su via Galilei e infiltrazioni nei fondaci situati sotto la strada. Il palazzo è quello lesionato dal terremoto e gli inquilini da poco sono riusciti a rientrare nei loro alloggi. Da tempo inviano lettere di intervento al Comune, ma alle promesse di sopralluoghi e interventi risolutivi finora non ha mai fatto seguito nulla. «Con il passare del tempo la situazione rischia di creare danni irreversibili al fabbricato», spiega Lino D’Angelantonio, uno degli inquilini del palazzo, «quando piove l’area davanti al condominio continua ad allagarsi. Il sindaco e l’assessore preposto ne sono a conoscenza da settembre». Una prima richiesta di intervento, che porta la data del 12 dicembre 2008, era già stata inviata 6 anni fa dall’amministratore del condominio all’ufficio manutenzioni del Comune: «A seguito delle recenti piogge abbiamo rilevato infiltrazioni nei locali posti al piano seminterrato, provenienti dal piazzale antistante l’ingresso del condominio di vostra pertinenza e manutenzione, a causa del deterioramento del manto di asfalto che presenta numerosi avvallamenti che facilitano il ristagno dell’acqua. Vi chiediamo pertanto di intervenire onde evitare danni maggiori ai locali sottostanti». L’ultima lettera consegnata da D’Angelantonio agli uffici del Comune risale al 27 ottobre, meno di un mese fa. «I residenti del condominio spesso non possono uscire di casa oppure devono munirsi di stivaloni adatti», si legge nella nota, «si segnala che il disagio si ripercuote anche sul l traffico automobilistico».
Nel condominio “L’Uliveto”, che era stato gravemente danneggiato dal terremoto dell’aprile 2009, attualmente vivono le 33 famiglie che dopo il sisma erano state costrette a lasciare il palazzo diventato inagibile. Per qualche mese, prima che venisse ristrutturato l’edificio, molti di loro avevano vissuto in una tendopoli allestita alle porte di San Nicolò, in attesa di tornare nelle proprie case. «Da quando è stato rialzato l’asfalto, l’acqua ristagna nella zona antistante di proprietà comunale e poi finisce per penetrare nel terreno e infiltrarsi nel fabbricato», conclude D’Angelantonio, «in realtà basterebbe un piccolo intervento del Comune per l’inserimento di un tubo e una griglia per la raccolta dell’acqua».
Chiara Di Giovannantonio
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