Acqua potabile adulterata Forlini si difende davanti al pm

10 Gennaio 2019

Si è presentato spontaneamente in Procura per l’ inchiesta sulla vicenda di Casemolino Una donna finì in ospedale. L’ex presidente del Ruzzo: «I lavori dell’acquedotto non c’entrano»

TERAMO. La linea difensiva è nella voluminosa documentazione, mappe comprese, che l’ex presidente della Ruzzo Reti Antonio Forlini ha presentato al pm Stefano Giovagnoni. È durato quasi due ore l’interrogatorio chiesto dallo stesso Forlini nell’ambito dell’inchiesta sul presunto caso di adulterazione delle acque a Casemolino di Castellalto. L’attuale consigliere del Cda del Ruzzo, indagato anche nella maxi inchiesta sul sistema acqua del Gran Sasso e per cui si è fatto già ascoltare dall’autorità giudiziaria, ha respinto ogni accusa supportando ogni dichiarazione con una corposa documentazione tecnica assistito dal suo avvocato Gennaro Lettieri.
La sintesi della difesa è che l’adulterazione delle acque non sarebbe stata causata dai lavori predisposti all’epoca sulle condutture visto, tra l’altro, che quell’acqua sarebbe stata bevuta da centinaia di altre persone senza provocare alcun danno. In particolare è stato evidenziato, così come tra l’altro scritto in un verbale dell’Arta, che in quell’occasione la donna (poi finita in ospedale) aveva segnalato di avere un impianto di autoclave che si era attivato al momento della sospensione idrica e che quindi l’acqua bevuta potesse non essere quella proveniente dalla rete. Il fascicolo aperto da Giovagnoni nasceva, infatti, dal caso di una 60enne di Casemolino di Castellalto finita al pronto soccorso dopo aver bevuto l’acqua del rubinetto di casa. A conclusione delle indagini il pm ha iscritto nel registro degli indagati i nomi di Forlini e di Domenico Giambuzzi, storico direttore tecnico della Ruzzo, contestando ad entrambi l’ipotesi di adulterazione colposa delle acque. Secondo la ricostruzione dei carabinieri forestali sotto accusa sono finiti i lavori effettuati in quei giorni sulla condotta idrica a Poggio San Vittorino. Lavori che, sempre secondo gli investigatori, avrebbero provocato un momentaneo e circoscritto sforamento dei limiti per quel che riguarda i valori di alcune sostanze quali alluminio e benzopirene. Tra il materiale acquisito dagli investigatori proprio i risultati delle analisi fatte all’epoca dalla Asl. Secondo quelli dell’azienda sanitaria ci sarebbe stato uno sforamento dell’alluminio la cui presenza sarebbe risultata superiore al limite di legge e di benzopirene. Di diverso avviso la Ruzzo Reti che in quei giorni, proprio su questo caso, aveva diffuso una nota in cui precisava «che dalle proprie controanalisi, effettuate il 19 maggio, alle ore 11 nell’abitazione da cui erano stati segnalati problemi e alle 12 nel fontanile della stessa via D’Annunzio, non sono emerse criticità, fatta eccezione per un livello di intorbidimento di poco superiore al limite consentito (3,9 e 1,5 contro il limite di 1 fissato dalla legge) e riconducibile ai lavori eseguiti a Poggio San Vittorino».
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