Acqua, si allarga l’inchiesta

La Procura non indaga solo sull’ultimo caso ma su tutto ciò che minaccia la falda
TERAMO. Nel mirino degli inquirenti non c’è solo il misterioso (forse ancora per poco) caso dell’acqua dichiarata non potabile martedì scorso e tornata buona 12 ore dopo. Il pool di magistrati che si sta occupando dell’inchiesta sull’emergenza acqua sta indagando su tutto il sistema idrico del Gran Sasso. Un sistema delicato e soprattutto molto vulnerabile, con un acquifero che si trova al di sotto di due strutture potenzialmente (e non solo) inquinanti come il traforo autostradale e il laboratorio di fisica nucleare. Ciò che è accaduto martedì scorso deve essere ancora accertato: l’ordinanza di non potabilità è stata emessa dalla Asl in seguito al un esame organolettico (odore e sapore cattivi) dell’acqua prelevata sul Gran Sasso. Un esame soggettivo, ma più che sufficiente, in base alle norme, per determinare il divieto di usare l’acqua a scopi alimentari, poi revocato quando le successive analisi hanno accertato l’assenza di sostanze inquinanti al di sopra dei limiti di legge. Bisogna attendere il responso delle analisi commissionate all’università di Padova - che dovrebbe essere reso noto oggi - per sapere qual è la sostanza che ha reso l’acqua puzzolente e imbevibile, seppure momentaneamente. Una volta individuata si potrà capire l’origine della contaminazione che ha innescato l’allarme idrico.
I sostituti procuratori Greta Aloisi, Stefano Giovagnoni e Davide Rosati, ai quali il procuratore Antonio Guerriero ha affidato le indagini, hanno già raccolto le prime testimonianze da parte di rappresentanti dell’acquedotto del Ruzzo, del Sian (il servizio di igiene degli alimenti e della nutrizione della Asl) e dell’Arta in merito all’episodio di martedì, ma anche su quanto accaduto il 4 e 5 maggio scorsi, quando dalle analisi compiute su alcuni campioni d’acqua è stata rilevata una quantità minima di toluene, un idrocarburo usato come solvente nelle vernici. In quella circostanza la Asl non ha ritenuto di emanare un’ordinanza di non potabilità perché la quantità riscontrata era ben al di sotto del limite indicato dall’Istituto superiore di sanità per ritenere l’acqua contaminata. In ogni caso viene escluso che ci sia un collegamento tra questo episodio e quello di martedì scorso, anche perché il campione d’acqua esaminato tre giorni fa non presentava il caratteristico odore del toluene.
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