Acqua torbida, arrivano i pm: scattano simulazioni e verifiche

Per oltre cinque ore i magistrati che indagano hanno ispezionato condutture e captazioni È stata anche fatta una prova di messa a scarico dell’acqua, acquisita svariata documentazione
TERAMO. L’inchiesta sull’acqua torbida (che va sempre ribadito è stata subito messa a scarico e non è finita nella rete idrica) prende forma nei primi atti di un’inchiesta che si annuncia complessa. Ieri mattina un sopralluogo di quasi cinque ore eseguito dai magistrati nelle condotte del sistema acquifero del Gran Sasso ha scandito l’iter iniziale del fascicolo aperto per getto pericoloso di cose (per ora contro ignoti) dopo l’episodio dell’acqua torbida fuoriuscita durante i sondaggi propedeutici all’avvio dei lavori di messa in sicurezza del sistema acquifero.
E così nei giorni post chiusura del traforo, post proteste, post semaforo, post code chilometriche, post delirio sui social e dopo lo stop ai sondaggi, è l’inchiesta giudiziaria a declinare il presente in attesa che si decida come e quando i lavori riprenderanno. Nella giornata di ieri i sostituti procuratori Davide Rosati e Stefano Giovagnoni (titolari del fascicolo insieme al pm Greta Aloisi) hanno ispezionato condutture, captazioni e sistemi di allarme nel sopralluogo a cui ha partecipato anche la presidente dell’azienda acquedottistica Alessia Cognitti. Durante quella che è stata una vera e propria perlustrazione per verificare il rispetto innanzitutto dei livelli di sicurezza è stata fatta anche una simulazione di una messa a scarico dell’acqua. Nel frattempo i magistrati hanno firmato deleghe anche per l’acquisizione di documentazione varia, anche sui lavori riguardanti i sondaggi, che andrà a confluire nel fascicolo. Per ora sembra esclusa l’ipotesi del ricorso a una consulenza tecnica, anche se al momento su questo aspetto nulla è stato ancora deciso. Il filo conduttore è sempre lo stesso: un sistema acquifero messo continuamente a rischio dalla convivenza forzata con strutture quali laboratori di fisica nucleare e gallerie autostradali dell’A24. Quella per l’acqua torbida è la terza inchiesta giudiziaria sul sistema Gran Sasso aperta nell’arco di 22 anni dopo quella del 2002 sul Borexino e quella del 2017 sull’emergenza potabilità. E i magistrati che hanno firmato il terzo procedimento sono gli stessi magistrati che hanno istruito il maxi processo in corso sul sistema acqua Gran Sasso, quello iniziato nel 2019, passato da un giudice all’altro, bloccato dal Covid e che vede dieci imputati tra i vertici di Istituto di fisica nucleare, Strada dei Parchi e Ruzzo Reti per reati che vanno dall’inquinamento ambientale al getto pericoloso di cose.
Un’inchiesta, quella da cui è nato questo processo, portata avanti con decine di sopralluoghi, videoispezioni e la consulenza di tre super esperti incaricati all’epoca dalla Procura. In un contesto, quello ipotizzato dall’autorità giudiziaria, in cui sono emerse presunte interferenze tra i laboratori, le gallerie autostradali e il sistema di condutture delle acque con criticità mai sanate. Con, hanno sostenuto i pm, un pericolo permanente per la salubrità delle acque a causa in un inadeguato isolamento delle opere di captazione e convogliamento di quelle destinate ad uso potabile. E con un presupposto di fondo: quel principio di precauzione definito ormai da tempo dalle normative europee in materia di tutela ambientale. Il processo è nella fase in cui, dopo aver concluso l’audizione di tutti i testi della Pubblica accusa, è prevista l’audizione di quelli citati dalle difese. L’istruttoria dibattimentale dovrebbe concludersi nei primi mesi dell’anno prossimo.
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