Acquedotto, stop al completamento

22 Giugno 2015

L’Anticorruzione boccia l’affidamento senza gara della progettazione, è a rischio un’opera strategica da 50 milioni

TERAMO. L’Autorità nazionale anticorruzione ci ha messo cinque anni, poi ha deliberato che l’affidamento dei servizi di progettazione delle opere che dovrebbero completare il potenziamento dell’acquedotto del Ruzzo – un lavoro da oltre 50 milioni di euro, strategico per la popolazione teramana e il turismo della costa – è in contrasto con la legge. In pratica l’Anac dà lo stop all’opera, per la quale gran parte dei fondi ci sono. O meglio, sono stati annunciati in pompa magna dal governatore Luciano D’Alfonso nella sede dell’acquedotto teramano mesi fa, anche se devono essere ancora di fatto assegnati.

Il problema sta nel fatto che il Ruzzo, quando nel 2009 esaminò il progetto “Potenziamento acquedotto del Ruzzo dal Gran Sasso - Opere di completamento” (di fatto la realizzazione della condotta di collegamento tra Villa Vomano e la condotta litoranea), ritenne di assegnare la progettazione all’ingegnere milanese Giancarlo Caroli: ovvero allo stesso professionista che nel 2002 era stato incaricato di progettare gli altri lotti (poi realizzati) del potenziamento dell’acquedotto, e lo stesso che anni prima, su incarico della Regione Abruzzo, aveva progettato lo schema generale delle opere attraverso le quali l’acqua del Gran Sasso veniva distribuita nel Teramano. Contestualmente il Ruzzo stabilì di prevedere che il corrispettivo per la progettazione e direzione lavori fosse ripartito per l’80% a favore del professionista e per il 20% a favore dell’azienda. Nel 2010 l’Ato, l’ente d’ambito che controlla la società acquedottistica, con una nota del suo direttore Luigi Calvarese segnalò all’Anticorruzione che quell’affidamento in assenza di procedure di evidenza pubblica poteva arrecare pregiudizio all’iter dell’appalto.

Dopo una lunghissima istruttoria l’Anac, sei mesi fa, ha deliberato di ritenere l’affidamento diretto dell’incarico per le opere di completamento del nuovo acquedotto «in contrasto» con le disposizioni di legge «che impongono procedure concorsuali», e ha ritenuto altresì «la previsione di una collaborazione del personale dipendente di Ruzzo Reti Spa alle attività tecniche affidate al professionista, senza una dettagliata specificazione delle attività, compensata con il 20% del corrispettivo del professionista, non coerente con i principi di trasparenza ed economicità», né con le previsioni di legge. La delibera è stata inviata al Ruzzo, all’Ato e, per i profili di competenza, alla Procura della Corte dei conti.

Cosa farà ora il Ruzzo? «La pronuncia dell’Anac non è impugnabile ma non è neanche cogente», dice il presidente Antonio Forlini, «e comunque non si può non tenerne conto.Ci stiamo lavorando da gennaio per comprenderne gli effetti sul progetto. Al momento riteniamo che non blocchi l’iter e siamo in attesa che i fondi ci vengano materialmente assegnati. Poi sarà nostra cura risolvere in un senso o nell’altro, senza ovviamente perdere il finanziamento». Qualunque decisione prenda il Ruzzo, non sarà indolore. Se va avanti con Caroli progettista, si esporrà al rischio di contenziosi da parte di terzi che potrebbero bloccare tutto. Se decide di fare un bando per la progettazione, dovrà prima chiudere i conti con il vecchio progettista e non saranno bruscolini.©RIPRODUZIONE RISERVATA