Acquifero del Gran Sasso, gli ambientalisti in allarme
TERAMO. Cosa porterà il nuovo anno per l’acquifero del Gran Sasso? Se lo chiedono, non senza preoccupazione, gli ambientalisti, che in una nota ricordano intanto che «anche il termine del 31 dicembre...
TERAMO. Cosa porterà il nuovo anno per l’acquifero del Gran Sasso? Se lo chiedono, non senza preoccupazione, gli ambientalisti, che in una nota ricordano intanto che «anche il termine del 31 dicembre 2020 è passato e non si hanno notizie sull’allontanamento delle sostanze pericolose dai Laboratori dell’Infn (Istituto nazionale di fisica nucleare) nelle viscere del massiccio». L’Osservatorio indipendente sull’Acqua del Gran Sasso promosso da Wwf, Legambiente, Mountain Wilderness, Arci, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie ambientali d’Italia - Gadit, Fiab, Cai e Italia Nostra, torna a chiedere interventi sull’acquifero più importante del centro Italia e per la sicurezza dei cittadini. «Il 2020 sembra essersi chiuso con l’ennesima inadempienza», continua la nota. «La delibera regionale del gennaio 2019 “Gestione del rischio nel sistema idrico del Gran Sasso. Definizione attività urgenti e indifferibili” stabiliva che non oltre il 31 dicembre 2020 doveva essere realizzato un “piano di dismissione degli esperimenti che comportano l’utilizzo di sostanze pericolose”. E la data di fine 2020 rappresentava già una concessione a una richiesta dell’Infn rispetto alla proposta regionale del 31 dicembre 2019», rileva l’Osservatorio. «Ad oggi non si è a conoscenza di cosa effettivamente sia stato fatto per rimuovere “tutte” le sostanze pericolose per l’acquifero dal cuore del Gran Sasso».
A oltre 20 mesi da quando la Regione chiese la nomina di un commissario straordinario «si sono accumulati ritardi su ritardi», elencano gli ambientalisti: «per l’effettiva nomina del Commissario, per la creazione della struttura commissariale, per l’ennesima ricognizione del sistema di captazione e del suo stato di manutenzione che il commissario ha giudicato assolutamente insufficiente, per le riunioni della Cabina di coordinamento, presieduta dal presidente della Regione, con compiti di comunicazione e informazione delle popolazioni interessate, nonché di coordinamento tra i diversi livelli di governo coinvolti e di verifica circa lo stato di avanzamento degli interventi di messa in sicurezza del sistema idrico del Gran Sasso». E sul fronte giudiziario l’Osservatorio ricorda che il processo nei confronti dei vertici di Strada dei Parchi, Infn e Ruzzo Reti, nato dopo l’incidente del maggio 2017 (che comportò il divieto di consumo di acqua nella provincia teramana), è ancora nella fase iniziale con il rischio che scatti la prescrizione».

