Addio a Maurizio Bruno un gentleman del calcio

L’allenatore dei biancorossi dal ’75 al ’79 se n’è andato a Genova a 82 anni Il suo ricordo resta indelebile nei tifosi over 50 per qualità tecniche e umane
TERAMO. Un gentleman, una persona d’altri tempi. Saranno definizioni abusate ma quando si pensa a Maurizio Bruno non ne vengono in mente altre. Con lui se n’è andato, due giorni fa in una casa di riposo di Genova, un pezzo di storia del calcio teramano. Un bel pezzo, visto che al nome e alla guida tecnica di Bruno sono legati quattro dei sei campionati consecutivi di terza serie disputati dal Diavolo tra il 1974 e il 1980 che rappresentano tuttora, almeno per i tifosi dai 50 anni in su, “l’età dell’oro” del calcio cittadino.
Bruno, classe 1933, era genovese del quartiere San Fruttuoso. Cresciuto calcisticamente nel Genoa come difensore, era stato spedito in provincia a farsi le ossa giocando con Savona, Rapallo, Fossanese, Pontedera e Rosignano Solvay prima di tornare alla casa madre rossoblù nel 1957. Con il Genoa avrebbe giocato fino al 1965, vincendo un campionato di serie B e una Coppa delle Alpi e collezionando 90 presenze (e una rete) in A. Chiusa la carriera da giocatore a Savona, era diventato allenatore guidando Turris ed Empoli prima di approdare, nel 1975, al Teramo, reduce dallo splendido terzo posto in C con Eugenio Fantini alla guida. Bruno bissò quel terzo posto nel ’75-76, con una squadra sicuramente più debole di quella di Fantini, e poi condusse alla salvezza il Diavolo, in acque sempre più agitate viste le crescenti difficoltà societarie, per altre tre stagioni. L’ottavo posto del ’78 valse al Teramo l’ammissione alla C1 nell’anno della riforma.
Salutata Teramo nel ’79, Bruno allenò poi Rimini, Brescia, Cavese, Prato (vincendo un campionato di C2), Montevarchi e Vogherese prima di essere richiamato a Teramo, nell’87, dal presidente Ercole De Berardis. Non fu un ritorno felice: Bruno esonerato dopo 11 giornate e Teramo retrocesso dalla C1 alla C2 a fine stagione. Ma dal tecnico genovese, com’era suo costume, non uscì una parola contro chicchessia. Il suo ricordo resta immacolato: è stato un grande del calcio teramano, sul campo e fuori.
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