Addio al padre della sanità vibratiana

Gennaro Cristofori aveva 95 anni: è stato il politico che ha voluto l’ospedale. Una sua creatura anche la sagra del baccalà
SANT’OMERO. Addio al padre della sanità vibratiana e all’inventore della storica sagra del baccalà. L’Abruzzo perde Gennaro Cristofori, per tutti Gennarino. Aveva compiuto 95 anni lo scorso ottobre e sino agli ultimi giorni della sua vita è stato un lettore del Centro e di Repubblica. Una copia delle due testate lo accompagnerà anche nell’ultimo viaggio. Primo di quattro figli, di famiglia umile e povera e proprio per le condizioni economiche impossibilitato a proseguire gli studi, Gennarino Cristofori ha lasciato per sempre la sua Sant’Omero all’alba di ieri circondato dall’affetto dei suoi familiari.
Lunga la sua carriera al servizio della collettività tanto da meritare anche il titolo di cavaliere del lavoro conferito dal presidente della Repubblica è stato artigiano e poi uomo impegnato nel pubblico. Dal novembre 1960 al dicembre 1979 ha svolto anche attività politico- amministrativa. È stato consigliere comunale a Sant’Omero, consigliere provinciale, presidente dell’allora ente ospedale Sant’Omero di cui è stato presidente. Ed è stato anche grazie a lui che oggi Sant’Omero ha un vero ospedale. Di idee socialiste, Cristofori era legato alle figure di Turati, Nenni, Pertini e fedele ai valori delle Costituzione: era stato partigiano nella brigata Spartaco. Sul finire degli anni ottanta, non risparmiando critiche a personalismi e opportunismi, Cristofori lasciò definitivamente l’attività politica e per dedicarsi alla cucina, in particolare a quella del baccalà, insieme a Leo De Ascaniis, lanciando la sagra e pubblicando ben tre volumi della specialità gastronomica. Uomo di cultura senza titoli accademici, Cristofori aveva frequentato le scuole elementari dalle suore della carità di Sant’Omero. La famiglia era stata sollevata dal pagamento della retta per il suo impegno e per la bravura. Autodidatta, aveva conseguito nel 1954, da privatista, la “laurea”, come definiva scherzosamente il diploma di scuola secondaria di avviamento indirizzo agrario. Dovette conseguirlo a Civitella del Tronto perché, raccontava, «a Sant’Omero esisteva un’analoga scuola e gli fu negato il diritto di sostenere l’esame per ragioni politiche».
È stato vigile del fuoco, artigiano fino alla maggiore età, impiegato comunale e dipendente del ministero del Lavoro come dirigente a Giulianova, l’altra città che ha sempre avuto nel cuore. I funerali si svolgeranno oggi alle 10. 30 nella chiesa Santissima Annunziata.
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