Addio all’antifascista Boccanera testimone dell’uccisione di Orsini

Montorio piange l’operaio che vide il partigiano colpito a morte dai miliziani del Battaglione M Di quell’episodio raccontava: «Ricordo ogni momento». Aveva 86 anni, i funerali oggi alle 15
MONTORIO AL VOMANO . Da bambino aveva assistito per caso all’uccisione da parte dei fascisti del Battaglione M del capo partigiano teramano Ercole Vincenzo Orsini, un episodio che aveva segnato la sua vita e che aveva deciso di raccontare solo da grande come memoria per i giovani e testimonianza da cui trarre insegnamento. E i valori dell’antifascismo e dell’antirazzismo avevano guidato la sua esistenza fatta di lavoro, emigrazione, opere buone e piena di valori e amore per la famiglia e per la comunità. Montorio piange la scomparsa a 86 anni di Sabatino Boccanera, uomo perbene, operaio in pensione, antifascista e storico tesserato Anpi, l’associazione nazionale dei partigiani, alpino, papà del segretario del sindacato Fim Cisl per Abruzzo e Molise Marco Boccanera e dell'insegnante Marisa.
Sabatino era figlio di Ercole, proprietario di un mulino. Da ragazzo era emigrato in Svizzera per lavorare e lì aveva conosciuto l’amata moglie Gina originaria del Vicentino. Ma aveva voluto tornare nella sua Montorio, dove aveva lavorato come operaio nella fabbrica di scarpe “Parrozzani”. Sempre con il pensiero rivolto a Vincenzo Orsini «su quegli occhi che quando li vedo in fotografia mi ricordano quei momenti. Certe cose un bambino non le può dimenticare», aveva confidato. Aveva sei anni quando aveva assistito alla fuga e all’uccisione di Orsini. «La guerra ancora adesso mi fa paura perché dovevi fare quello che dicevano loro», aveva raccontato nel video “La Resistenza montoriese” del regista Ivan D’Antonio, «quella sera eravamo io e mio padre nell’aia del mulino e abbiamo visto un signore spaventato scappare con altri che lo seguivano e gli intimavano “Altolà chi va là”. Aveva tirato una bomba a mano, la gente scappava e noi ci siamo rifugiati nel mulino. Lui non era riuscito a entrare, nemmeno al piano di sopra, così era salito sul tetto, i fascisti lo avevano raggiunto gli avevano detto: “Arrenditi e unisciti con noi”. Lui aveva risposto “Non ci vengo”. Così gli avevano sparato, era caduto dal tetto e lo avevano riempito di fucilate. Papà aveva dovuto aiutarli a caricarlo su un asino». Una testimonianza «fatta con il cuore, generosità, coraggio, commossa, dolorosa, ma che sapeva essere necessaria» l’ha definita l’ex presidente Anpi Sabrina Evangelista.
Il figlio Marco ha voluto tracciare un commovente ricordo: «La sofferenza della guerra, il dover andare a guadagnarsi da vivere oltre i confini da emigrante e la dignità di aver cresciuto i figli lavorando in fabbrica in anni ostili e di conquiste sindacali. Era mio padre, che non mi ha detto come vivere: ha vissuto e mi ha lasciato guardare mentre lo faceva. Buon viaggio Operaio in bicicletta». I funerali di Boccanera si terranno oggi alle 15 nella chiesa di San Rocco.
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