Aereo caduto, il consulente: «Il pilota non era addestrato»
CORROPOLI. E’ uno scontro tra consulenze quello che si profila nel processo in corso sulla morte di Alessandro Palombi, il pilota di Priverno (Latina) che nell’agosto del 2008 morì a 24 anni, subito...
CORROPOLI. E’ uno scontro tra consulenze quello che si profila nel processo in corso sulla morte di Alessandro Palombi, il pilota di Priverno (Latina) che nell’agosto del 2008 morì a 24 anni, subito dopo il decollo dall’aviosuperficie di Corropoli, schiantandosi contro una collina con un Piper Pa 18.
Ieri mattina davanti al tribunale in composizione collegiale (presidente Flavio Conciatori, a latere Franco Tetto e Enrico Pompei) è stata la volta dei vari consulenti di procura, difesa e parte civile. Secondo quello della procura (la pubblica accusa è rappresentata dal pm Stefano Giovagnoni) «non c’è niente che possa far pensare che il motore non funzionasse». Per quello della parte civile, invece, « il pilota non era addestrato a voli di quel genere sulla costa adriatica. Aveva fatto addestramento solo sulla costa tirrenica». Il piccolo aereo trasportava striscioni pubblicitari ed era intestato a una società romana. Quella tragica mattina di agosto il Piper, che avrebbe dovuto far volare lo striscione pubblicitario lungo tutta la costa abruzzese, non riuscì a prendere quota dall’aviosuperficie di Corropoli e in una manciata di secondi finì contro il costone di una collina e prese fuoco. Il pilota morì carbonizzato.
A processo, con un’imputazione coatta dopo una richiesta di archiviazione del pm, c’è il legale rappresentante della società: è accusato di omicidio colposo e disastro aereo colposo. Si torna in aula il 2 luglio con l’audizione di nuovi testi. (d.p.)
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