Affamata dal marito, il vicino: «Chiedeva cibo per le figlie»
TERAMO. Il processo è quello che vede imputato un uomo afghano per maltrattamenti alla moglie e che nella precedente udienza ha visto la donna accusarlo di averla segregata in casa e di non averle...
TERAMO. Il processo è quello che vede imputato un uomo afghano per maltrattamenti alla moglie e che nella precedente udienza ha visto la donna accusarlo di averla segregata in casa e di non averle dato i soldi per comprare il cibo per le figliolette. A confermare il suo drammatico racconto nella nuova udienza di ieri è stato un vicino di casa, connazionale, che ha detto come la donna spesso andava da lui e sua moglie per chiedere cibo e pannolini e come s usava la plastica dei sacchi della spazzatura e degli strofinacci al posto dei pannolini per le figlie perché non aveva i soldi per comprarli.
Il processo è quello in corso davanti al tribunale in composizione collegiale (presidente Francesco Ferretti, a latere Mariangela Mastro e Enrico Pompei). La donna, che dopo la denuncia e la fuga è stata ospitata in una casa protetta, si è costituita parte civile e nel frattempo il tribunale per i minori le ha assegnato la custodia esclusiva delle bambine, revocando la sospensione genitoriale all’uomo.
Nel corso dell’udienza di ieri il connazionale, amico del marito, ha detto: «A lui ho sempre detto che le donne non si picchiano, che non si picchia nessuno». Lei, un’afghana di 33 anni, nella precedente udienza ha raccontato di quel matrimonio tra cugini combinato tra le famiglie come «tradizione nel mio Paese», dell’arrivo in Italia, del marito che lavorava come operaio e che spendeva i soldi ai videogiochi. E poi ancora le botte con il manico della scopa a lei e alle bambine, il terzo figlio morto a nove mesi di gravidanza «perché non mi ha mai portato a fare una visita ginecologica» e le minacce continue dell’uomo.(d.p.)

