Affiorano dissidi in maggioranza per Di Bonaventura con Azione

Non piace la candidatura alle regionali dell’assessore con un partito che in Comune è all’opposizione Core in aula chiede al sindaco «qual è il perimetro politico in cui ci si muove», Mistichelli lo rimprovera
TERAMO. Temi concreti, dalle strisce blu ai progetti per contrastare l'abuso di alcol, e questioni politiche che hanno fatto emergere qualche frizione in maggioranza. Si è mosso su un doppio binario il consiglio comunale di ieri, dedicato alle interrogazioni. Da un lato i consiglieri di minoranza hanno pungolato ancora la giunta sui parcheggi; dall'altro esponenti di maggioranza hanno chiesto conto al sindaco Gianguido D'Alberto del «perimetro politico nel quale ci si muove». Espressione usata da Andrea Core (capogruppo di Insieme Possiamo), che tradotta e “liberata” dal formalismo politico mirava a chiedere quale è o sarà il comportamento dell'attuale maggioranza nei confronti di Azione. Partito mai citato da Core, come mai citato è stato l'assessore civico Valdo Di Bonaventura. Quest'ultimo è pronto a candidarsi in Regione proprio con Azione. Una scelta che sta creando dissapori nella maggioranza di D'Alberto, il quale ha rassicurato sulla «rotta ferma indicata nel programma elettorale». Core ha chiesto coerenza: «Non si può stare in uno schieramento in Regione, in un altro in Provincia, in un altro in Comune. Stesso discorso vale per gli enti», ha detto il consigliere. Il suo intervento ha visto la reazione del collega Simone Mistichelli (Teramo Vive, gruppo di Di Bonaventura) che ha chiesto al sindaco se fosse prassi trattare i «perimetri politici» durante un question time, lasciando emergere un certo disappunto per le parole di Core. Anche qui D'Alberto ha replicato che la bussola resta il programma elettorale ed eventuali allargamenti saranno possibili a fronte della condivisione di quel progetto, ribadendo che «o si sta da una parte o dall'altra».
I PROGETTI ANTI-ALCOL. Dal contenuto più pratico, seppur con una certa sfumatura politica, è stata la seconda interrogazione di Core che ha bocciato il progetto “Viva la Movida”, dedicato all'abuso di alcol fra i giovani, presentato ieri (vedi pagina successiva): «Mi pare una criminalizzazione di una generazione. Riduciamo una problematica rilevante così a una canzoncina? Servono progetti credibili: questo non lo è», ha detto Core. Sul punto è intervenuto anche Luca Corona (Fratelli d'Italia) che ha contestato i fondi concessi: «Nel 2022 avevo proposto un tavolo sul tema dell'abuso di alcol che avrebbe avuto un costo pari a zero. L'idea, accolta dal consiglio, era di mettere insieme istituzioni e associazioni ma non si è fatto nulla. Si è preferito oggi dare 25mila euro a un’associazione per un fare la stessa cosa», ha detto. Il sindaco ha chiarito che “Viva la Movida” ha un respiro nazionale (c'è la partecipazione di Poste Italiane) ed è un primo passo verso progettualità più ampie che non escludono il recupero della proposta di Corona.
IL PUMS. In aula è tornato il Pums, tirato in ballo da Berardo Rabbuffo (Lega) mentre veniva diramato un documento a firma dell'opposizione che ha deciso di non sedersi più in commissione. Oggi si terrà una nuova riunione, ma i consiglieri di minoranza (tranne Marroni, Bartolini e D'Egidio) non ci saranno, «a malincuore». Lamentano la mancata consegna di documenti da parte dell'amministrazione, chiedendo di nuovo l'annullamento della delibera di giunta del Pums.
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