Agroalimentare, segnali di cedimento

10 Marzo 2019

Tra il 2016 e il 2017 persi 12 milioni di esportazioni, anche se nel 2018 c’è stato un piccolo recupero. Bene paste e vini

TERAMO. L’industria agroalimentare, uno dei settori portanti dell’economia provinciale, quello che anche nei periodi di crisi più buia teneva duro, dà alcuni segnali di cedimento.
MENO EXPORT, MENO AZIENDE. In due anni ha perso più di 10 milioni di euro di valore di merce esportata. Se nel 2016 l’export ammontava a più di 120 milioni, nel 2017 si è passati a 107 milioni 821mila per poi risalire leggermente a 109.653.482 nel 2018. A soffrire in particolare sono i prodotti alimentari in senso stretto mentre i gli agricoli aumentano (quasi un milione in più fra 2016 e 2018), come le bevande (più di mezzo milione). Nel loro piccolo anche i prodotti della pesca sono in lieve calo.
Alla frenata dell’export in effetti è speculare un calo nel numero delle imprese, che attualmente sono 6.623, cioè 553 in meno del 2010, soprattutto nell’agricoltura. Il settore dà lavoro a 10.697 addetti, di cui 4.891 nell’agricoltura e 5.273 nel settore alimentare. «Ovviamente il settore risente degli andamenti congiunturali: la crisi dei consumi può abbassare gli acquisti di alcuni prodotti», spiega il presidente della Camera di commercio Gloriano Lanciotti, «tuttavia possiamo dire che rispetto al 2017 c'è stato un piccolo recupero. Analizzando i dati vediamo che le piccole imprese si stanno avvicinando ai mercati di esportazione: mi riferisco ad esempio alle bevande, ai prodotti da forno, alla lavorazione ortaggi: sotto questo punto di vista si possono individuare degli elementi di positività».
I NUMERI DEI SETTORI. Scendendo nel dettaglio i 32 milioni 821mila euro di prodotti agricoli esportati si dirigono principalmente verso la Germania, che da sola acquista 14 milioni di merce, seguita dalla Francia (7 milioni), poi Turchia, Austria e Romania. I 70 milioni e passa di prodotti alimentari esportati vanno soprattutto in Francia (19, con una crescita di 1,7 milioni nell’ultimo anno), Germania (15), Usa (11 milioni, -2 rispetto al 2017), Paesi Bassi, Regno Unito e Spagna. Negli ultimi due anni i numeri si sono ridotti per l’export verso questi ultimi Paesi. Per le bevande, che per le esportazioni sono sostanzialmente vini, il mercato di maggior riferimento sono gli Usa, poi Germania, Cina (con un fatturato in forte crescita) e Norvegia. Fra i sottoprodotti spicca l’ottimo trend di prodotti da forno e paste che “valgono” 14 milioni, di cui 5,8 verso la Germania. «L'agroalimentare è ancora un settore fortemente orientato verso l'Europa», spiega il vice segretario generale della Camera di commercio Salvatore Florimbi, «anche se una quota crescente si dirige verso gli Stati Uniti. Poi c'è l’elemento nuovo da verificare nel tempo: l’exploit della Cina con il vino, che comunque ha mercati importanti anche nel Nord Europa. Il settore agroalimentare, a parte alcune grandi industrie, è composto sostanzialmente da piccole aziende. Quindi per incentivare le esportazioni il primo intervento è la formazione: le aziende piccole non hanno professionalità adeguate a interfacciarsi con mercati internazionali. E poi le attività di promozione, che possono essere di diverso tipo. Una è l’ incoming: invitare operatori stranieri per mostrare loro la qualità del territorio e dei prodotti. Un’altra è la partecipazione a eventi fieristici o a incontri “betobe” o eventi di promozione gastronomica. E poi c’è la necessità di una maggiore spinta verso la digitalizzazione delle imprese: è importante aprire canali di commercializzazione on line. E qui ritorna l’aspetto importante della formazione e della qualità delle risorse umane in azienda».
IL CONVEGNO. E non a caso la Camera di commercio, in collaborazione con l’Ice, organizza per martedì alle 15 nel salone dell’ente il convegno “Cogliere le opportunità dei mercati internazionali. Gli strumenti a sostegno delle imprese italiane”. Interverranno qualificati relatori su temi fondamentali per la gestione dei processi di internazionalizzazione. Fra gli altri Achille Bianchi parlerà del “Marketing internazionale del prodotto alimentare di qualità” e Marco Pesce del «contributo del Centro estero nell’internazionalizzazione delle imprese abruzzesi».
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