Aiuti di Stato, l’urlo dei Comuni: «Non possiamo restarne fuori»

I centri teramani e aquilani esclusi dalla mappa regionale dei sostegni battono i pugni sul tavolo: «Penalizzati i territori colpiti dai terremoti, la delibera va cambiata». Martedì confronto all’Emiciclo
TERAMO . Non ci stanno a perdere il treno degli aiuti di Stato. I Comuni teramani del cratere sismico 2016, ma anche quelli aquilani colpiti dal terremoto del 2009, battono i pugni sul tavolo regionale. Lo fanno tramite il Pd, portavoce della richiesta di revisione della Carta degli aiuti, che indica le aree abruzzesi destinatarie di sostegni alle imprese in deroga ai limiti imposti dall’Unione europea. Dalla mappa adottata dalla giunta regionale sono esclusi 15 dei 16 comuni del cratere teramano e i centri aquilani ancora alla prese con una difficile rinascita dopo il sisma di 13 anni fa. Una «scelta sbagliatissima» che ha indotto il consigliere regionale Dem dell’Aquila Pierpaolo Pietrucci a cinque giorni di sciopero della fame prima dell’impegno, da parte del presidente Lorenzo Sospiri, a convocare una seduta straordinaria del consiglio regionale in cui discutere il provvedimento. In aula si andrà martedì e l’auspicio di Pd e amministrazioni escluse dalla Carta è che la maggioranza di centrodestra torni sui suoi passi. «Teramo è la provincia più colpita», sottolinea Pietrucci, «ma si tratta di una penalizzazione delle aree interne diffusa in tutto l’Abruzzo».
Al governo regionale viene imputato anche il mancato confronto con sindaci, associazioni di categoria e parti sociali. «Le Marche hanno inserito 80 degli 82 comuni del cratere», fa sapere il consigliere teramano in Regione Dino Pepe, «e le aziende andranno a investire in quei territori, piuttosto che da noi, perché lì lo strumento degli aiuti di Stato aumenterà l’intensità dei finanziamenti». Non regge, dunque, la motivazione secondo cui le aree dei crateri sismici già beneficiano delle somme per la ricostruzione e non hanno bisogno di altro. «Gli aiuti vanno concentrati dove ci sono investimenti e risorse», fa notare Giovanni Lolli, ex vice presidente della Regione, «altrimenti non sono efficaci». C’è dunque un margine di ripensamento per riaprire il confronto con Governo ed Europa senza dover ingranare un’imbarazzante retromarcia. Lo spunto è offerto dal fondo complementare del Pnrr – il piano nazionale di ripresa e resilienza – destinato proprio al rilancio economico e sociale delle aree ferite dai terremoti 2009 e 2016. «La normativa sugli aiuti di Stato farà da moltiplicatore», spiega Manola Di Pasquale, presidente regionale Dem, «e per questo i comuni esclusi vanno ricompresi nella Carta». A sottolineare il mancato coinvolgimento degli enti locali è il sindaco di Crognaleto Giuseppe D’Alonzo. «Un progetto così importante», spiega, affiancato dal primo cittadino di Tornimparte Giacomo Carnicelli, «andava condiviso con gli amministratori che quotidianamente lavorano per la rinascita dei loro territori». La delibera approvata «è una mortificazione per il Teramano», conclude l’assessore Stefania Di Padova, «e va cambiata».
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