Al Mazzini c’è il finto processo a un medico

19 Ottobre 2018

Simulazione con veri avvocati e magistrati per spiegare agli operatori sanitari come evitare contenziosi

TERAMO. La sala convegni dell’ospedale di Teramo si è tramutata in un’aula di tribunale. Il dirigente delle professioni sanitarie Asl Giovanni Muttilo ha scelto di rappresentare due processi in Cassazione che vedono coinvolti un medico per responsabilità penale e un infermiere per responsabilità civile anche alla luce della recente legge Gelli. Dalle carte processuali – rappresentate da Gianfranco Iadecola nelle vesti di pm, da Gianni Gebbia come difensore e dal magistrato di Milano Sergio Fucci nel ruolo del giudice – è emersa una serie di spunti per trattare l’argomento del corso di formazione sui “Profili processuali di responsabilità sanitaria”.
«Gli esperti», sottolinea Muttillo, «hanno documentato proprio come emerge anche dalla giurisprudenza esaminata, che le specialità chirurgiche rappresentano quelle più a rischio di rivendicazioni, più o meno legittime, da parte dei pazienti o dei loro familiari. I relatori hanno risposto alle tante domande dei medici e degli infermieri su come analizzare con la dovuta accuratezza questo fenomeno: è possibile, infatti, stabilire se, e in quale misura, il contenzioso sia conseguente allo sviluppo della medicina anche sotto il profilo tecnico, con la conseguente maggiore complessità e rischiosità di talune prestazioni erogate, ad una maggiore inclinazione alle liti da parte dei pazienti, sensibilizzati talora impropriamente dai media, a lacune di carattere normativo dei decreti attuativi della stessa legge Gelli, a fattori inerenti l’organizzazione sanitaria».
Fucci spiega che la legge Gelli «ha attribuito al paziente il diritto alla sicurezza e ha regolamentato in modo parzialmente diverso dal passato la responsabilità civile, penale e amministrativa dei professionisti che operano in sanità. L’aspetto più positivo è il tentativo di migliorare la qualità delle perizie e delle consulenze che si svolgono in questi processi, su questioni tecniche che spesso sono di non facile comprensione anche per il magistrato. Ora le perizie e consulenze sono affidate a un collegio e non a un singolo medico legale: solo in un confronto dialettico fra chi ha le competenze nel campo in cui è avvenuto il sinistro è possibile pervenire a una soluzione il più possibile oggettiva».
Ma è anche possibile evitare di arrivare a un contenzioso. «Un ottimo strumento», ha spiegato durante il corso lo psichiatra Domenico De Berardis, «è un’efficace comunicazione medico-paziente, che può ridurre in modo drastico i contenziosi. Naturalmente questa comunicazione dovrebbe essere quanto più aperta possibile: cercare di gestire da una parte la rabbia dei familiari per eventuali eventi avversi e dall'altra è necessario un atteggiamento del medico volto all'apertura al dialogo, anche alle volte ammettendo l'errore, quando in effetti c'è, senza arroccarsi». (a.f.)
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