Alba Adricatica. La scuola vieta la merenda fatta in casa

La direttiva alla materna suscita le proteste dei genitori, ammessi solo prodotti confezionati in attesa della mensa
ALBA ADRIATICA
Tutto ha inizio da una disposizione dirigenziale, frutto di una decisione del consiglio d’istituto, secondo cui la merenda per i bambini della scuola dell’infanzia di Alba Adriatica non poteva più essere portata da casa. Una decisione aggravata dal fatto che la mensa scolastica non partirà prima di ottobre. La scelta prudenziale fonda le basi su questioni igienico-sanitarie, per cui docenti o collaboratori scolastici non possono manipolare le merende dei bimbi per evitare contaminazioni. Il provvedimento firmato dalla dirigente scolastica Fiorenza Marano ha scatenato le proteste dei genitori che hanno chiesto spiegazione del perché la merenda, prima “regolamentata”, era stata abolita. La scuola non ha chiuso la porta ai genitori e ha accolto le loro istanze anche grazie alla mediazione di un avvocato per cercare un punto di incontro. Che c’è stato.
Così, in attesa che la mensa apra ai piccoli alunni della scuola di via dei Ludi il prossimo 1° ottobre la dirigente ha corretto il tiro del provvedimento che modifica ma non cassa quanto precedente stabilito. Fermo restando il fatto, annunciato da Marano, che arriverà un regolamento sulla gestione delle merende che varrà per tutte le scuole dell’istituto comprensivo di Alba Adriatica, è stato stabilito che «la merenda potrà essere consumata esclusivamente dai bambini che dimostrano totale autonomia operativa», fatta eccezione per i casi di alunni che fruiscono di supporto. Per i bambini autonomi è fatto divieto assoluto al personale della scuola «di intervenire per aprire confezioni, strappare involucri o maneggiare cibo». Infine – qui è montata di nuovo la polemica più sommessa – «saranno ammessi solo prodotti confezionati industriali a porzione singola, frutta già sporzionata e confezionata industrialmente, prodotti da forno etichettati». Il tutto, in contenitori facili da aprire per il bambino. No tassativo, quindi, a cibi deperibili, fatti in casa, che richiedono la catena del freddo o il riscaldamento, che richiedano l’uso di posate o le cui confezioni presentino bordi taglienti. No allo scambio di colazioni, le quantità devono essere tali da essere consumate in dieci minuti e l’invito ai genitori «a educare e allenare preventivamente il proprio figlio a casa all’apertura autonoma delle confezioni scelte». Insomma i genitori l’hanno spuntata in qualche maniera. Non tutti, però, si dicono soddisfatti e per qualcuno la «toppa è stata peggio del buco». Infatti, la richiesta formulata era altra, in quanto proponeva anche un menù merenda settimanale con tutte le accortezze in materia di igiene e conservazione. Le mamme e i papà, però, vogliono evitare ulteriori tensioni con la scuola. Insomma, in tanti chiedono distensione nei rapporti per il bene dei bambini. Del resto, va ai genitori e all’avvocato il merito di aver parzialmente persuaso l’istituto a rivedere la decisione di eliminare la merenda di metà mattina. Il consumo di snack industriali è inaccettabile per alcuni genitori che preferiscono la preparazione di biscotti e ciambelloni per i figli, usando i prodotti di tradizionali con cui tutte le generazioni sono cresciute.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

