Alba, chiesto maxi risarcimento al Comune
Aree espropriate e mai pagate, i proprietari vincono in Cassazione e ora pretendono 25 milioni
ALBA ADRIATICA. Mega richiesta di risarcimento al Comune di Alba Adriatica: 25 milioni di euro per quattro aree espropriate dall’ente quarant’anni fa, tra via Bafile e Villa Fiore, dove sorgono uffici comunali, case parcheggio e palazzine affidate a cooperative. Questa è la richiesta che in mediazione civile vuole avanzare l’avvocato dei proprietari, Stefano Flajani, forte della vittoria nel lungo contenzioso durato tre decenni e che si è concluso nell’ottobre scorso con una sentenza della Cassazione che dà torto al Comune e rigetta l’ipotesi di titolarità tramite usucapione. La vicenda inizia a fine anni ’70, quando i proprietari chiesero al municipio maggiori volumetrie per un progetto di sviluppo edilizio di altre zone della città e in cambio, come accordo di programma, misero sul piatto la cessione al Comune delle aree in questione. Il progetto però non andò a buon fine, anche per effetto di un intervento da parte della magistratura e per il fallimento delle imprese interessate. Il Comune albense, però, prese lo stesso possesso delle aree sulle quali realizzò delle costruzioni.
Negli anni ’80 e ’90, quindi, furono avviati dei contenziosi, sfociati poi in una vera e propria causa civile nel 2004, quando il Comune di Alba Adriatica decise di mettere fine alla diatriba chiedendo il riconoscimento dell’intervenuta usucapione. Il primo grado di giudizio diede ragione al Comune, ma nel 2008 in appello la sentenza fu ribaltata, spingendo l’ente a rivolgersi alla Cassazione, che però ha rigettato il ricorso. La causa è quindi finita e al Comune non resta altro che pagare un indennizzo. Due le strade percorribili per la nuova amministrazione comunale che si insedierà dopo le elezioni e che sarà già chiamata a compiere una scelta in tal senso: tentare un accordo con i proprietari dei terreni e prevedere transazioni economiche nel prossimo futuro, tentando di limitare i danni per il bilancio e cercando di sfruttare le possibilità offerte in tal senso dal patto di stabilità, oppure avviare un altro contenzioso civile sulla determinazione della somma da corrispondere ai privati. I proprietari, da parte loro, hanno già fatto i loro conti: 40mila euro per ogni mese di mancati introiti dai terreni negli anni dei tre gradi di giudizio tra il 2005 ed il 2017, per un totale di circa 12 milioni di euro, più una somma simile per gli anni pregressi.
Luca Tomassoni
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