Alba, esame del Dna sull’assassino di Spinelli

Disposto dalla Procura per compararlo con le macchie di sangue sul coltello Dopo la confessione l’albanese trasferito da Castrogno in un carcere del Nord
TERAMO. La dinamica dell’omicidio è stata ricostruita, la confessione è già agli atti. Ma una indagine è fatta di tappe obbligate, a cominciare da quelle scientifiche. E in questo contesto che la Procura ha disposto l’esame del Dna per il 27enne albanese Farim Koldashi, l’uomo che a giugno ha accoltellato a morte il 22enne Manuel Spinelli, residente a Martinsicuro, al termine di una violenta lite scoppiata sul lungomare di Alba Adriatica.
L’esame, già eseguito, servirà per stabilire con certezza scientifica a chi appartengano, oltre alla vittima, le tracce di sangue sul coltello usato per il delitto del 20 giugno. I legali del giovane, gli avvocati Paola Pedicone e Antonio Di Gaspare, non hanno ritenuto necessario nominare un proprio consulente. Proprio in ragione della confessione del loro assistito.
Il prelievo della saliva per l’esame del Dna è stato eseguito, su incarico della Procura teramana, nel carcere del nord Italia dove Koldaschi è stato trasferito qualche settimana dopo il fatto lasciando la casa circondariale di Castrogno. Un trasferimento dettato innanzitutto da motivi di sicurezza.
Per le prossime settimane, intanto, è atteso il deposito della consulenza dell’autopsia eseguita dall’anatomopatologo Giuseppe Sciarra. Esame che ha già accertato che ad uccidere il giovane sia stato il colpo al cuore.
Da una prima ricostruzione fatta da investigatori e inquirenti (carabinieri e pm Davide Rosati) quella drammatica sera di giugno l’albanese era sulla sua utilitaria con a bordo la sua nuova fidanzata, che era la ex ragazza di Spinelli. La macchina era arrivata sul lungomare di Alba, all’incrocio con via Mazzini, proprio mentre Spinelli e altri due rom, fra cui suo padre, stavano attraversando. Tra gli uomini era scoppiato un litigio violentissimo, molto probabilmente per gelosia: insulti, pugni e l’albanese, che nel frattempo era sceso dalla vettura, aveva sferrato due fendenti al 22enne, al volto e al cuore. Koldashi era risalito sulla sua utilitaria ed era ripartito a tutto gas. Era stato poi ritrovato a Colonnella dai carabinieri e portato all’ospedale di Teramo con fratture al naso e al palato. Qui era rimasto piantonato in stato di fermo con l’accusa di omicidio volontario prima di essere portatonel carcere di Castrogno e successivamente trasferito in un altro penitenziario. La famiglia della vittima è assistita dall’avvocato Fedele Ferrara.
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