Alba, moglie uccisa a coltellate: anche l'Asl entra nel processo 

Svolta al processo ad Adamo e un medico: i parenti di Rosa potranno essere risarciti anche dall’ente

TERAMO. La Asl entra nel processo per l’omicidio di Maria Rosa Perrone, la commerciante 51enne di Alba Adriatica accoltellata 19 volte dall'ex marito William Adamo, 60 anni, imputato di omicidio volontario aggravato. Nell’udienza di ieri la corte d’Assise (presidente Giovanni Spinosa, a latere Roberto Veneziano) ha accolto la richiesta della parte civile (i quattro figli rappresentati dall’avvocato Maria Grazia d’Angelo) di ammissione della responsabilità civile dell’azienda sanitaria. Nel processo, infatti, oltre al marito della vittima, è imputato anche un medico e, qualora ci fosse una sua condanna, l’ammissione della responsabilità civile dell’Asl consentirà ai familiari della vittima di chiedere un procedimento anche in altra sede. Il medico imputato è Gaetano Sciamanda, 50 anni, in servizio all’ospedale di Sant’Omero, accusato di omicidio colposo. Secondo il consulente della procura, infatti, la donna avrebbe potuto salvarsi se il medico, chirurgo reperibile all'ospedale di Sant'Omero il giorno dell'accoltellamento (il 16 ottobre del 2011), fosse intervenuto in tempo, rimuovendo gli ematomi che soffocarono la vittima. Una perizia che aveva portato il pm Bruno Auriemma (titolare del caso) a cambiare, attenuandolo, il capo d'imputazione per Adamo, arrestato subito dopo il fatto, reo confesso e ancora in carcere. Adamo (difeso dall’avvocato Tommaso Civitarese) era arrivato alla prima udienza preliminare non più accusato di omicidio volontario pluriaggravato, come da prima ipotesi investigativa, ma di tentato omicidio. Ma il gup Giovanni de Rensis, nel corso della prima udienza, ha chiesto la modifica del capo d'imputazione per Adamo. Secondo il giudice l'uomo doveva essere accusato di omicidio volontario. Così c’è stata una seconda udienza preliminare nel corso della quale il pm ha chiesto per Adamo il rinvio a giudizio per omicidio volontario aggravato: ed è questa l’accusa con cui l’ex commerciante è finito davanti alla corte d’Assise. Inizialmente nell'inchiesta era entrato anche un medico del pronto soccorso per il quale però il pubblico ministero ha chiesto l'archiviazione al termine delle indagini preliminari.La seconda inchiesta, quella nata per accertare responsabilità mediche, era scattata dopo che l'anatomopatologo incaricato dell'autopsia aveva stabilito che la morte della donna non era da attribuire esclusivamente alle coltellate. Per questo il pm aveva affidato ad un altro consulente una perizia specifica per accertare e chiarire cosa fosse accaduto nel lasso di tempo intercorso tra l'accoltellamento e la morte della donna e soprattutto per accertare eventuali responsabilità mediche nel periodo in cui la vittima venne soccorsa in ospedale. Tre ore nelle quali Maria Rosa Perrone, aggredita dall'ex marito al culmine di una lite, rimase cosciente e, fino a un certo punto, non in pericolo di vita. L'accoltellamento avvenne nell'auto della donna. Le successive indagini accertarono che tra l’uomo e la sua ex moglie , madre di quattro figli. Il processo riprende il 18 dicembre: in quella data la corte dovrà dare una risposta all’eccezione sollevata dalla difesa dell’imputato che chiede la nullità del capo d’imputazione.

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