Alba, Montorio e Nereto vivono la fine dei partiti

10 Giugno 2018

Nelle liste trionfa la trasversalità. Situazione più definita ad Atri e nei centri dove corrono i sindaci uscenti, a Silvi c’è da battere la coalizione di Scordella 

TERAMO. La parola instabilità, che nel lessico politico italiano si abbina storicamente ai governi, da qualche tempo ha invaso le piccole cronache dei Comuni. In questa tornata elettorale, nel Teramano, avrebbero votato appena sei centri per scadenza naturale delle rispettive consigliature se, durante il 2017, non si fosse verificata un’autentica morìa di amministrazioni. Una dopo l’altra sono cadute anzitempo quelle di Silvi, Nereto, Teramo e Montorio. Il motivo, con varie sfumature, è sempre lo stesso: logoramento delle maggioranze e conseguente isolamento dei sindaci. A monte c’è il progressivo sfaldamento dei partiti e il proliferare di liste civiche sempre più eterogenee che, alla prova delle difficoltà amministrative (sempre maggiori, visto che lo Stato centrale in bancarotta ha chiuso i rubinetti ai Comuni), si disintegrano.
Il centrodestra teramano prova a invertire la tendenza e in questa tornata propone due coalizioni con i simboli di partito nei Comuni maggiori, Teramo e Silvi. Di Teramo leggete a parte; a Silvi il candidato sindaco (Andrea Scordella) è toccato alla Lega – la forza emergente di quell’area politica – e appare nettamente favorito nella corsa a quattro contro il Movimento 5 Stelle e un centrosinistra che si presenta diviso in due, eredità scomoda delle fibrillazioni che un anno fa portarono alla caduta della giunta di Francesco Comignani. Proprio Comignani è l’unico dei quattro sindaci defenestrati anzitempo che ci riprova. A parte Maurizio Brucchi (che non avrebbe comunque potuto ricandidarsi) a Teramo, sono usciti di scena Gianni Di Centa a Montorio e Giuliano Di Flavio a Nereto.
Un sindaco uscente dal secondo mandato si ricandida come consigliere, ed è Gabriele Astolfi di Atri. Astolfi ha investito un suo storico assessore, Piergiorgio Ferretti, del ruolo di candidato sindaco, sicché nella città ducale il quadro è abbastanza chiaro: l’amministrazione uscente (di centrodestra, ma sostenuta anche da pezzetti di sinistra) corre da favorita contro un suo ex componente dissidente, un civico di centrosinistra e i 5 Stelle.
Anche a Montorio c’è una lista direttamente riconducibiler all’amministrazione uscente, guidata dall’ex vice sindaco Andrea Guizzetti, ma per il resto – 5 Stelle a parte – c’è una certa trasversalità. Situazione decisamente “libanese”, invece, ad Alba Adriatica e Nereto. Ad Alba l’amministrazione uscente è sparita dalla scena: nessuno dei suoi componenti si candida a sindaco dopo che il primo cittadino Tonia Piccioni ha avuto lo stop alla ricandidatura dagli stessi suoi ex alleati e il centrodestra è andato in frantumi. Le quattro liste in corsa – una delle quali è guidata da Antonietta Casciotti, due volte sindaco fino a 15 anni fa e poi sparita dalla scena – sono tutte composte da persone di diversa estrazione politica e di simboli di partito non vi è traccia. Stessa situazione, più o meno, a Nereto, dove però, se non altro, una lista che raccoglie l’eredità dell’amministrazione Di Flavio c’è e sono in corsa i 5 Stelle.
Tutto molto più chiaro dove i sindaci uscenti hanno potuto (e voluto) ricandidarsi. A Notaresco Diego Di Bonaventura è favoritissimo, a Civitella del Tronto Cristina Di Pietro è già certa di ottenere il secondo mandato visto che, dopo il flop dell’opposizione, i suoi fedelissimi le hanno messo contro (si fa per dire) una lista “civetta”, a Controguerra Franco Carletta corre contro il quorum (per confermarsi sindaco basterà che a votare vada il 50% degli elettori). A Castilenti Alberto Giuliani cerca il bis contro Dario Franciotti. Insomma: l’instabilità non regna sovrana dappertutto.(d.v.)
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