Alba, muore anche il figlio dell'anziano assassinato

16 Aprile 2013

Un tragico incrocio di destini: il giovane era in coma da anni. E l’autopsia sul padre svela: ucciso con trenta coltellate

di Diana Pompetti

TERAMO

Trenta coltellate raccontano la dinamica di un delitto e consegnano agli inquirenti quelli che, per il codice, sono indizi convergenti e concordanti contro un uomo che dal carcere dice di «essersi sentito aggredito e di aver reagito». Ma la vita ha i suoi rituali e gioca a sparpagliare l’ordine degli archetipi: così nel giorno in cui a Teramo c’è l’autopsia, in un ospedale di Ancona si spegne uno dei tre figli di Gabriele Di Clemente, l’ex giardiniere 72enne ucciso nella notte tra sabato e domenica. Il giovane Andrea era in coma da alcuni anni dopo un malore: è morto ieri pomeriggio, quasi dieci ore dopo il padre. Domani li saluteranno insieme: funerali per entrambi alle 15 nella chiesa di Villa Fiore, il quartiere di vittima e presunto assassino.

PARLA MARSILI. E oggi alle 14 Andrea Marsili, 43 anni, arrestato con l’accusa di omicidio volontario aggravato da futili motivi, comparirà davanti al giudice per l’udienza di convalida: potrà avvalersi della facoltà di non rispondere o dare la sua versione dei fatti. Il suo avvocato Florindo Tribotti chiederà un accertamento sulle ferite che l’uomo presenta, ma anche una perizia psichiatrica. Al legale che lo ha incontrato in carcere ha detto di non ricordare bene quello che è successo perchè era ubriaco. «Ricordo solo di essermi sentito aggredito», ha detto, «e di aver reagito. Poi non so che cosa sia successo».

E’ su quelle ferite che l’uomo presenta il legale chiederà un accertamento medico. Il movente, dunque, resta ancora nell’ombra anche se con il passare delle ore quello dei soldi sembra perdere consistenza. Non sembra che tra i due ci fossero debiti da saldare, almeno questo escluderebbero le indagini fatte in questa direzione dai carabinieri del reparto operativo guidati dal capitano Nazario Giuliani e quelli della compagnia di Alba diretti dal capitano Pompeo Quagliozzi. La cosa certa è che vittima e aggressore non si conoscevano bene, sabato sera Marsilii si era ritrovato a casa dell’uomo perchè era in compagnia di altri due che invece conoscevano l’ex giardiniere e che da lui dovevano andare a cena. E in quella cena tutti hanno bevuto. Molto. Marsilii, un passato da tossicodipendente, è stato l’unico dei tre invitati a trattenersi nella casa di via Volturno dopo la cena. Gli altri due sono andati via, lui è rimasto. Al suo avvocato ha detto di essersi addormentato sul divano. Poi la tragedia

L’AUTOPSIA. L’ autopsia eseguita ieri pomeriggio dall’anatomopatologo Giuseppe Sciarra su incarico del pm Bruno Auriemma ha accertato che sul corpo della vittima sono stati sferrati trenta fendenti con il piccolo coltellino ritrovato in casa. Trenta pugnalate di cui una mortale, quella al collo che ha reciso carotide e giugulare. All’esame, eseguito nel pomeriggio, nell’obitorio dell’ospedale Mazzini di Teramo, hanno assistito anche i consulenti Sabrina Canestrari e Pietro Alessandrini, medici legali di Ascoli Piceno, nominati da Tribotti. La Canestrari è uno dei medici legali dell’omicidio Rea: per l’esattezza è il primo medico legale intervenuto nel bosco di Ripe quando, il 18 aprile di due anni, venne ritrovato il corpo di Melania Rea, un caso diventato uno dei più controversi degli ultimi anni.

HA TELEFONATO AI GENITORI. C’è una traccia che gli investigatori hanno seguito da subito e che li ha portati a trovare traMarsilii. Subito dopo il fatto, quando è uscito dall’abitazione di via Volturno, l’uomo ha telefonato al padre e alla madre. Poche parole, drammatiche: «E’ successo qualcosa di brutto, ora torno». Ed è qui chell’abitazione dei genitori, lei insegnante in pensione e lui armatore in pensione, che i carabinieri lo hanno trovato nella tarda mattinata di domenica dopo che il corpo dell’ex giardiniere era stato scoperto nel suo appartamento di via Volturno, un alloggio al primo piano di una palazzina la cui porta era stata lasciata semi aperta dall’assassino in fuga. Marsili aveva ancora gli abiti sporchi di sangue.

Ai carabinieri sono bastate poche ore per ricostruire la cena e la notte. Lo hanno fatto grazie soprattutto alle testimonianze dei vicini di casa della vittima che sabato sera hanno visto l’ex giardiniere rientrare a casa con gli altri tre, tra cui Marsili.

In poche ore gli investigatori sono riusciti a dare un volto al presunto assassino. Ora un ulteriore indizio potrà arrivare dall’esame sul coltellino lasciato in casa: un primo esame è stato già fatto e sembra che le impronte lasciate siano proprio di Marsili che poi lo ha lasciato su un mobile della casa di Di Clemente. Resta da chiarire il movente, il perchè di quelle trenta coltellate sferrate ad un uomo che ha cercato in tutti modi di difendersi: molti colpi, infatti, sono stati trovati sulle braccia e sulle mani, segno che l’uomo ha cercato in tutti i modi di ripararsi da quella che gli deve essere sembrata una furia cieca.

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