“Alba Orientale”, assolti i 51 imputati

Solo il vigile condannato per falso, il tribunale demolisce l’accusa: nessun sistema per favorire i cinesi clandestini
TERAMO. Mancano pochi minuti alle 20 quando in un’aula di tribunale l’operazione“Alba orientale”, quella che nel 2009 portò in carcere 45 persone tra italiani e cinesi, diventa «un fatto che non sussiste». Dopo quasi tre ore di camera di consiglio i giudici di primo grado assolvono i 51 imputati dall’accusa di concorso in favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e demoliscono l’impianto accusatorio: non c’è stato nessun sistema, nessun meccanismo volto a favorire l’ingresso illegale di cittadini cinesi sul territorio teramano sfruttando la normativa sui ricongiungimenti familiari.
Solo il vigile Massimo Ritrecina viene condannato a due anni e tre mesi ma per falso: secondo l’accusa in seguito ai sopralluoghi fatti per accertare l’effettiva dimora dei cinesi negli appartamenti indicati avrebbe certificato falsamente la loro presenza in quelle abitazioni. Per lui il pm Andrea De Feis aveva chiesto la pena più alta: 5 anni di reclusione e una multa di 27 mila euro.
Il pm nella sua requisitoria aveva chiesto pene complessive per 112 anni. Lo aveva fatto distinguendo le varie posizioni e delineando diversi gruppi di interesse che avrebbero lavorato in stretta sinergia. Perchè , aveva sostenuto il pm (che ha ereditato il fascicolo dal pm David Mancini nel frattempo in servizio alla procura distrettuale antimafia dell’Aquila) se da un lato c’erano i cinesi che chiedevano il ricongiungimento familiare ben sapendo di utilizzare canali illeciti, dall’altro c ’erano intermediari e datori di lavoro compiacenti, tutti loro connazionali, ed anche cittadini italiani disponibili ad affittare appartamenti che non sarebbero mai stati abitati oltre a professionisti pronti a falsificare le planimetrie e a commercialisti che avrebbero tirato le fila dell’operazione. Secondo la procura, dunque, ci sarebbe stato un gruppo che produceva documentazione falsa per chi non possedeva i requisiti, falsificava buste paga e planimetrie di alloggi, con l’ aiuto, in quest’ultimo caso, del vigile urbano delegato agli accertamenti delle residenze. Tutto per far ottenere permessi.
Accuse che, evidentemente, non sono state provate nel corso di un lungo dibattimento (due anni di udienze) perchè, come hanno più volte sostenuto i difensori e come ha ribadito ieri pomeriggio il legale di Ritrecina, l’avvocato Gabriele Rapali, «non c’è stato nessun favoreggiamento dell’immigrazione clandestina».
La polizia nel corso degli accertamenti aveva individuato 112 pratiche gestite da uno studio commerciale di Alba tra il 2007 e il 2009: di queste, 13 erano di cittadini cinesi che avevano ottenuto la carta di soggiorno, 12 erano state bloccate in questura, 12 nei consolati italiani in Cina e 2 pronte per il ritiro allo sportello unico per l ’immigrazione. Il tribunale in composizione collegiale (presidente Giovanni Spinosa, a latere Roberto Veneziano e Carla Fazzini) ha assolto perchè il fatto non sussiste: il commercialista Giuliano Boffi (marito di Giovanna Di Lorenzo, ritenuta la regista dell’operazione e che ha patteggiato in precedenza), l’ex assessore di Alba Pierluigi Marziale, finito nell’inchiesta come privato per aver affittato un appartamento , Marzia Di Lorenzo, Lina Tortù, i locatari Alessandra Mancinelli, Erminio Mancinelli, Lanfranco Marziale, Anna Tortù, Splendora De Flavis, Gino Bruni, Giuliana Esposito, Ester Saraceni Gonzales, Miriam Bacà, Giulia Giansalvo e 37 cittadini cinesi. Per molti di loro era stato lo stesso pm a chiedere l’assoluzione. Le motivazioni della sentenza saranno rese note tra novanta giorni. Molte delle persone a processo nel 2009 sono finite in carcere o agli arresti domiciliari. Per loro i difensori annunciano, una volta lette le motivazioni, il ricorso in Appello per chiedere l’ingiusta detenzione.
Il collegio difensivo era composto dagli avvocati Gabriele Rapali, Guglielmo Marconi, Lauro Tribuiani, Odette Frattarelli, Luca Macci, Paola Petrella,Antonio Di Gaspare, Riccardina Leonetti e Florindo Tribotti.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

