Alba Orientale, processo bis con 28 imputati

11 Ottobre 2018

Sono cittadini cinesi quasi tutti irreperibili accusati di aver fatto atti falsi per i permessi di soggiorno

ALBA ADRIATICA. A dieci anni dai fatti e a tre dalla sentenza di assoluzione dei 51 imputati, approda in aula (davanti al collegio presieduto da Alessandro Iacoboni) lo stralcio dell’inchiesta “Alba orientale”, il fascicolo che ipotizzava un maxi favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Perchè a chiusura del primo processo venne stralciata la posizione di 28 cittadini cinesi, tutti accusati di varie ipotesi di falso, e tutti all’epoca irreperibili.
Con l’entrata in vigore delle legge numero 67 del 2014 che ha modificato e sostituito gli articoli 420-quater e 420-quinquies del codice di procedura penale in tema di irreperibilità e assenza dell’imputato al processo, sono cambiate le regole per i processi per cui se l’imputato irreperibile e non è presente le udienze devono essere rinviate con il giudice che, di volta in volta, dispone nuove ricerche degli imputati (la prescrizione si interrompe). Ieri, in apertura di udienza, è stato comunicato che su 28 imputati solo quattro sono stati trovati. Il processo per loro è stato fissato all’ottobre del prossimo anno, in coincidenza con la nuova udienza fissata nel tentativo di trovare gli altri 24 cittadini cinesi che risultano irreperibili.
Un processo, quello di Alba Orientale, che all’epoca durò quasi due anni con centinaia di testimoni sentiti in aula. Secondo la ricostruzione fatta dalla pubblica accusa da un lato c’erano i cinesi che chiedevano il ricongiungimento familiare ben sapendo di utilizzare canali illeciti, dall’altro c ’erano intermediari e datori di lavoro compiacenti, tutti loro connazionali, ed anche cittadini italiani disponibili ad affittare appartamenti che non sarebbero mai stati abitati oltre a professionisti pronti a falsificare le planimetrie e a commercialisti che avrebbero tirato le fila dell’operazione.
Secondo la Procura, dunque, ci sarebbe stato un gruppo che produceva documentazione falsa per chi non possedeva i requisiti, falsificava buste paga e planimetrie di alloggi, con l’ aiuto, in quest’ultimo caso, del vigile urbano delegato agli accertamenti delle residenze. Tutto per far ottenere permessi. Dopo l’assoluzione la Procura ha impugnato in Appello, ma il processo di secondo grado non è ancora iniziato.(d.p.)
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