Albani: «Concessioni balneari, bisogna avviare le gare»

GIULIANOVA. Si avvicina la data di scadenza delle concessioni demaniali in essere, fissata per il prossimo 31 dicembre: ciò decreterà la fine dei rinnovi automatici delle concessioni balneari a causa...
GIULIANOVA. Si avvicina la data di scadenza delle concessioni demaniali in essere, fissata per il prossimo 31 dicembre: ciò decreterà la fine dei rinnovi automatici delle concessioni balneari a causa della direttiva europea Bolkestein. Nonostante sindacati e associazioni di categoria da mesi si stiano adoperando per tutelare i balneatori, la spada di Damocle della Bolkestein continua a incombere sui gestori degli stabilimenti balneari giuliesi: secondo il segretario del Coba (il consorzio dei balneatori) Gabriele Albani, i Comuni dovrebbero accelerare i tempi per la predisposizione dei bandi di gara.
«A mio avviso la Cassazione non potrà annullare la sentenza emessa dal Consiglio di Stato, perché ciò potrebbe comportare uno scontro istituzionale e giuridico», riferisce il segretario, «la sentenza quindi non credo verrà completamente ribaltata, ma ci potrebbero essere delle modifiche a favore dei balneatori: il dato è che le concessioni sono in scadenza e non si può tornare indietro». Secondo Albani il Comune dovrebbe definire le procedure entro la fine dell’anno, per evitare delle situazioni dubbie e problemi per la valenza delle concessioni demaniali locali. «I criteri generali dei bandi, senza stabilire i punteggi, ci sono già», sottolinea Albani, «e sono quelli previsti dalla legge sulla concorrenza firmata dal governo Draghi, ovvero: l’anzianità di mestiere, il reddito familiare, il numero di persone al lavoro, l’impatto ambientale e l’abbattimento delle barriere architettoniche. Quanto valgono tali criteri e come viene calcolato l’indennizzo previsto, ad oggi non si sa ancora: è da escludere la possibilità di proroghe a prescindere, nonostante il Governo ci abbia provato. L’unica soluzione», conclude, «è allungare i tempi fino al 2024 dando il via alle gare, come dice la legge Draghi». (s.g.)

