Alfano: «Sì all’ultimo treno per cambiare il Paese»

Il ministro dell’interno a Teramo per sostenere la riforma ha accanto le imprese Ballone (Confindustria): «Una maggiore stabilità migliorerà l’economia»
TERAMO. «E’ un treno verso il cambiamento, e noi questo treno lo vogliamo prendere, perchè è l’ultimo, non ce ne saranno altri prima di 20-30 anni». Il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, a Teramo per partecipare al convegno «La Riforma costituzionale e il Senato delle Regioni», organizzato dal gruppo del Nuovo Centrodestra è categorico: il referendum del 4 dicembre è la grande occasione per cambiare il Paese.
Secondo il ministro «è una grande bugia che subito dopo l'eventuale fallimento di questa riforma se ne fa un'altra. Se vince il no i senatori che ora hanno votato per cancellare il proprio organo istituzionale secondo voi voteranno di nuovo per la sua cancellazione potendo dire: “E’ il popolo che ci vuole, l’ha detto il referendum”?. E così passeranno altri vent’anni. Non dimentichiamo che l'ultimo tentativo fu fatto dieci anni fa con la devolution del centrodestra, di Berlusconi». E l’onorevole dell’Ncd Paolo Tancredi, che ha moderato l’incontro – davanti a una platea molto numerosa – in uno dei suoi interventi ha sottolineato che non si deve ripetere l’errore fatto allora, quando il referendum fu caricato di un significato anti-Berlusconi, così come ora è diventato un referendum anti-Renzi. Tema ripreso da Alfano: «Il problema del fronte del no è che sono contrari non alla proposta, ma al proponente. Si tratta di una conferma o di una bocciatura della proposta di legge di cambiamento della Costituzione. Non è il referendum abrogativo di Renzi». E all’obiezione che la “Costituzione più bella del mondo non si tocca” il ministro ha risposto: «Nessun ideale scritto nella nostra Costituzione viene toccato o intaccato, gli ideali non si toccano, si tocca la macchina, si tocca il funzionamento dell'organizzazione dello Stato, perché dopo 70 anni credo che un pit-stop faccia bene».
Argomentazioni a favore del si anche del consigliere regionale dell’Ncd Giorgio D’Ignazio, del presidente della Provincia Renzo Di Sabatino e del governatore Luciano D’Alfonso. «Il bicameralismo perfetto andava bene 60 anni fa. Sono 30 anni che cerchiamo un cambiamento che si adatti alle nuove esigenze», ha sottolineato D’Alfonso, «Questa riforma fa in modo che non ci sia più quel safari conflittuale rispetto alle competenze fra Stato e Regioni». E, alla fine del suo intervento, la boutade: «Ho visto la realtà del Nuovo Centro destra nel governo, facciamolo anche nei territori».
Il sì al referendum costituzionale è stato “benedetto” anche da Confindustria tramite il presidente regionale Agostino Ballone, che è intervenuto al convegno a cui ha preso parte, fra gli altri, anche il sottosegretario alla Giustizia Federica Chiavaroli. «Le nostre ragioni», ha chiarito Ballone, «sono di tipo economico. Questa riforma porterà stabilità politica innanzitutto. Inoltre la riforma del titolo V ha creato confusioni interpretative che creano incertezze del quadro economico. Il superamento del bicameralismo perfetto velocizzerà poi i processi decisionali e migliorerà la nostra credibilità all’estero evitando che ogni Regione corra per sè».
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