All’estero i proventi della prostituzione

23 Luglio 2020

L’attività della cellula scoperta dalla polizia a Martinsicuro riguardava soprattutto il riciclaggio dei soldi sporchi

MARTINSICURO. Proseguono le indagini sulla cellula della mafia nigeriana scoperta dalla squadra mobile di Teramo fra Martinsicuro e Alba Adriatica. Dei 19 fermi disposti dalla Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila sotto il coordinamento del sostituto procuratore David Mancini ed eseguiti dalla squadra mobile di Teramo, diretta da Roberta Cicchetti, 15 sono stati eseguiti e quattro nigeriani sono ricercati, anche se probabilmente saranno tornati nel loro Paese d’origine.
L’operazione “Pesha”, appunto dal nome dato alla cellula che da Martinsicuro arriva ad Ancona, ha evidenziato un giro d’affari illeciti gestito dal clan dei nigeriani – quattro erano residenti a Martinsicuro – in diversi ambiti. Gli affiliati residenti a Martinsicuro, tre dei quali rivestivano ruoli di responsabilità in un comitato esecutivo della cellula, la cui attività è documentata almeno dal 2017, avevano interessi in particolari branche. Se lo spaccio di droga, più fiorente in altri territori, era un’attività residuale, i nigeriani che operavano nella parte nord della Nord della provincia di Teramo gestivano un giro di prostituzione sulla Bonifica del Tronto, costituito da quattro donne costrette con la forza a vendersi, secondo lo schema del vincolo di restituzione del debito, imposto con rituale juju che prevede riti magici e maledizioni se non si esegue quello che viene imposto dai celebranti. In effetti il ricorso alla violenza è una costante nelle attività dell’”Eiye”, l’associazione di stampo mafioso attiva in Italia, in Europa e anche oltre.
Ma l’attività maggiore della mafia nigeriana insediatasi a Martinsicuro è il riciclaggio di denaro, provento soprattutto dell’attività nella prostituzione. La Mobile di Teramo nel dicembre scorso in una operazione chiamata “The travellers”, sempre con la Dda, aveva acceso il riflettore su un notevole flusso di denaro verso la Nigeria. Il sistema usato è quello della “hawala”, antichissimo, che si basa sull’onore dei partecipanti: una persona che vuol spostare denaro, di solito fra Paesi diversi, consegna la somma a un primo “hawaladar”. Questo contatta un omologo nella città straniera dove deve arrivare la somma e dice di dare i soldi a colui che li andrà a ritirare, di solito dicendo una parola d’ordine. Il debito con il secondo “hawaladar” sarà saldato in un momento successivo.
L’operazione ha suscitato il vivo apprezzamento del prefetto di Teramo Angelo de Prisco secondo cui l’operazione «testimonia e conferma la capacità di analisi e di contrasto da parte degli apparati investigativi nei confronti della criminalità organizzata e, nello specifico, di una peculiare struttura criminale di dimensioni internazionali che negli ultimi anni ha assunto una pericolosità per molti versi paragonabile a quella delle mafie tradizionali».
©RIPRODUZIONE RISERVATA