Allarme sicurezza, esposto del Comune in Procura

3 Novembre 2015

L’assessore Marcone: «Adesso temiamo per la sorte delle nostre partorienti» Il comitato civico: «Se il Tar non ferma l’operazione, pronti a una forte protesta»

ATRI. «La salute delle partorienti in questa situazione potrebbe essere a rischio: noi domani (oggi per chi legge, ndr) presenteremo un esposto alla procura». A parlare è l’assessore al Comune di Atri, Giammarco Marcone che fa notare come la direzione sanitaria abbia sollecitato le istituzioni a informare la popolazione per evitare rischi. E non solo. «Abbiamo una comunicazione anche dei medici del 118: a loro parere non viene garantito il rispetto della normativa vigente. Non sono stati attivati lo Sten e lo Stan (piani per l’emergenza neonatale e materna, ndr): ad Atri c’è una sola ambulanza. Vorremmo capire come si fa se è occupata in un’altra emergenza. E comunque vorremmo conoscere il futuro dell’ospedale di Atri». La presentazione dell’esposto è propedeutica, fa notare l’assessore, all’udienza al Tar del 4 novembre, riguardante il ricorso contro la chiusura.

«Questa chiusura», sottolinea Michele Capanna Piscè, vice coordinatore di Abruzzo civico, l’unica forza politica a presentare ricorso al Tar “ad adiuvandum” oltre al Comune, «è l’atto finale del piano del 2012 del subcommissario Baraldi: da lì è partito tutto. E ora ridurranno a servizi h 12 anche ginecologia e pediatria e non sappiamo che fine faranno i due centri regionali attivi in quest’ultimo reparto: auxologia e fibrosi cistica. Temiamo che vengano trasferiti».

Timori condivisi anche dalla società civile. I coordinatori del comitato “Il San Liberatore non si tocca” annunciano battaglia: «Aspettiamo la pronuncia del Tar», affermano Pierfrancesco Macera, Giampiero Reitano e Roberto Marchione, «se è interlocutoria o sfavorevole organizzeremo una forte manifestazione di protesta, anche tenendo conto del futuro di pediatria. Il piano di riorganizzazione è chiaro: vogliono far diventare il nostro ospedale un poliambulatorio specializzato in riabilitazione e lungodegenza». E fanno notare che la Asl di Teramo ha firmato una convenzione con la terapia intensiva neonatale dell’Aquila «distante ben più di un’ora da Atri, mentre Pescara e Chieti sono più vicine».

Il capogruppo del Pd Alfonso Prosperi (peraltro chirurgo all’ospedale di Atri) è molto critico: «Noi a livello locale non conosciamo il piano che Paolucci ha portato a Roma. La paura è che si consegni la sanità pubblica ai privati. Se nei fatti si chiude questo presidio, tutta l’utenza atriana, anche quella della Vallata del Fino e i tanti pazienti che si rivolgono a noi da Montesilvano e Città Sant’Angelo andranno negli ospedali ma anche nelle cliniche private pescaresi».

Concorda anche Delo Tosi della Fp Cgil: «Se giriamo un compasso, puntato su Montesilvano vediamo che sono oggetto di tagli gli ospedali di Ortona, Penne, Popoli, Atri e Giulianova. Che raggruppano più di un terzo della popolazione d’Abruzzo. E in questo cerchio restano solo gli ospedali di Pescara e Chieti e tre cliniche private. Non abbiamo notizia di tagli fatti su queste ultime. Finora, anzi, sappiamo solo degli 8 milioni concesso loro in più».

A tirare le somme dei discorso, Fabiana Camiscioni della Fp Cisl: «Qui parliamo di una chiusura dettata non tanto dai numeri, quanto dalla politica. Una scelta che non tutela la sicurezza delle partorienti, al contrario di quanto si dice. Qui, da che ci ricordiamo, non è mai morto nessuno, nè mamme nè figli. Tutto questo mettere in dubbio la sicurezza è anche offensivo per gli operatori». (a.f.)

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