Alunni maltrattati, il pm chiede tre anni e mezzo per la maestra

5 Giugno 2021

Una insegnante di 64 anni accusata di aver schiaffeggiato e insultato i piccoli di una scuola materna Le indagini portate avanti con le telecamere nascoste nell’edificio scolastico, i genitori parte civile

TERAMO. La Procura chiede una condanna a tre anni e mezzo per la maestra imputata di maltrattamenti agli alunni. È nel processo con il rito abbreviato in corso davanti al gup Lorenzo Prudenzano che le accuse alla 64enne insegnante di Campli prendono corpo nelle parole del pm d’udienza Laura Colica (titolare del fascicolo il pm Greta Aloisi).
Un’indagine complessa, nata dalle segnalazioni di alcuni genitori e poi portata avanti dalla polizia postale con l’ausilio di telecamere sistemate in una scuola materna di Campli dove, secondo l’accusa, sarebbero avvenuti i maltrattamenti. Per l’insegnante Licia Romani, di Campli, (ora in pensione) all’epoca ci fu anche il provvedimento di sospensione di sei mesi dall’attività chiesto dalla Procura e disposto dal gip Roberto Veneziano.
Alla donna la Procura contesta il reato di maltrattamenti, sia fisici che psicologici, che sarebbero stati inflitti a diversi alunni tutti di età compresa tra i cinque e i sei anni. Maltrattamenti che, secondo l’accusa, si sarebbero consumati nell’arco di un anno dal 23 marzo 2018 al 27 aprile del 2019 e che sarebbero consistiti, secondo quanto si legge nell’avviso di conclusione, sia in violenze fisiche «con strattonamenti, trascinamenti, spintoni, schiaffi al volto, pizzicotti sulle guance, tirate d’orecchio, colpi alla testa anche con oggetti», sia, si legge sempre nell’avviso, in violenze psicologiche, «redarguendoli con urla ed espressioni umilianti nonchè sottoponendoli o minacciando di sottoporli a punizioni mortificanti». Alla maestra, in particolare, vengono contestati ben 27 episodi, con la donna che oltre a colpire con degli schiaffi gli alunni in più occasioni li avrebbe apostrofati con espressioni quali «sei un bambino che non capisce niente», «gli animali non stanno qua dentro...stanno nel pollaio». E ancora, si legge sempre nell’avviso di conclusione, «la smetti..mo’ te spacche la teste» o «se non la smetti ti lego». In una caso, scrive il Pm nell’avviso di conclusione, «afferrava un bimbo per un braccio, lo sollevava dalla sedia e accompagnandolo verso la porta gli dava una pedata al sedere; poco dopo le redarguiva dandogli uno schiaffo; successivamente lo colpiva in testa con un libro, lo afferrava per un braccio e lo trascinava vicino ad una sedia». Cinque i genitori che si sono costituiti parte civile nel processo per i loro figli.
L’insegnante, che ha sempre respinto le accuse, è assistita dall’avvocato Eugenio Galassi, che nella sua arringa ha chiesto l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato o, nel caso non fosse accolta, la modifica dell’accusa da maltrattamenti ad abuso di mezzi di correzione o disciplina (l’articolo 571 del codice penale). La sentenza al termine del processo con il rito abbreviato (che in caso di condanna prevede una riduzione di un terzo della pena) è attesa per i primi di luglio.
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