Alunni maltrattati, la maestra condannata anche in Appello

28 Maggio 2022

I giudici di secondo grado confermano la pena a un anno e quattro mesi del tribunale teramano L’inchiesta scattata dopo le denunce di alcuni genitori, la difesa presenterà ricorso in Cassazione

TERAMO. La maestra accusata di aver maltrattato gli allievi è stata condannata anche in Appello. I giudici di secondo grado hanno respinto il ricorso e confermato la sentenza con cui il tribunale teramano ha condannato a un anno e 4 mesi l’insegnante di Campli imputata per aver schiaffeggiato e insultato i piccoli di una scuola materna della cittadina farnese.
La sentenza di primo grado per l’insegnante Licia Romani (ora in pensione e all’epoca dei fatti colpita da un provvedimento di sospensione di sei mesi dall’attività) è stata emessa nel luglio scorso al termine di un rito abbreviato svolto davanti al gup Lorenzo Prudenzano.
Alla donna (assistita dall’avvocato Eugenio Galassi) viene contestato il reato di maltrattamenti, sia fisici che psicologici, che sarebbero stati inflitti a diversi alunni tutti di età compresa tra i cinque e i sei anni. Maltrattamenti che, secondo l’indagine scattata dopo le segnalazioni di alcuni genitori, si sarebbero consumati nell’arco di un anno dal 23 marzo 2018 al 27 aprile del 2019 e che sarebbero consistiti, secondo quanto si legge nell’avviso di conclusione, sia in violenze fisiche «con strattonamenti, trascinamenti, spintoni, schiaffi al volto, pizzicotti sulle guance, tirate d’orecchio, colpi alla testa anche con oggetti», sia, si legge sempre nell’avviso, in violenze psicologiche, «redarguendoli con urla ed espressioni umilianti nonchè sottoponendoli o minacciando di sottoporli a punizioni mortificanti». Alla maestra, in particolare, vengono contestati ben 27 episodi, con la donna che oltre a colpire con degli schiaffi gli alunni in più occasioni li avrebbe apostrofati con espressioni quali «sei un bambino che non capisce niente», «gli animali non stanno qua dentro...stanno nel pollaio». E ancora, così come scritto nell’avviso di conclusione, «la smetti..mo’ te spacche la teste» o «se non la smetti ti lego». In una caso, scrive il pubblico ministero nell’avviso di conclusione, «afferrava un bimbo per un braccio, lo sollevava dalla sedia e accompagnandolo verso la porta gli dava una pedata al sedere; poco dopo le redarguiva dandogli uno schiaffo; successivamente lo colpiva in testa con un libro, lo afferrava per un braccio e lo trascinava vicino ad una sedia». L’insegnante ha sempre respinto le accuse. Nell’arringa il difensore ha chiesto l’assoluzione perché il fatto non costituisce reato o la modifica dell’accusa da maltrattamenti ad abuso di mezzi di correzione o disciplina (l’articolo 571 del codice penale). Dopo la pubblicazione delle motivazioni si preannuncia il ricorso in Cassazione.
©RIPRODUZIONE RISERVATA