Alunni maltrattati? No: due assoluzioni

Scagionati un autista di scuolabus di Roseto e un bidello di Atri accusati dai genitori dei ragazzi
ROSETO. Un autista di scuolabus di Roseto accusato di aver maltrattato e discriminato un alunno delle medie; un bidello di Atri finito a processo per aver dato uno schiaffo a un bambino delle elementari: due casi distinti, accomunati però dal fatto che fecero molto scalpore, che avevano entrambi come sfondo la scuola e che sarebbero avvenuti ai danni di due alunni particolarmente vivaci anche se di età diversa. Ed entrambi i processi sono finiti con un’assoluzione decisa dal giudice monocratico del tribunale di teramo Carla Fazzini con la medesima formula “perché il fatto non sussiste”.
Sabatino D’Eugenio, autista di scuolabus di Roseto doveva rispondere di violenza privata in seguito alla denuncia del padre di un alunno di 14 anni che lo accusava di maltrattare il figlio, obbligandolo a sedersi in fondo al pullmino, sgridandolo e minacciando di picchiarlo.
Agli inquirenti, e successivamente nella sua deposizione in tribunale, il padre dell’unno aveva detto che tutto era iniziato nel 2012 quando aveva chiesto all’autista di non far fermare lo scuolabus in curva, come faceva di solito quando doveva salire il figlio, ma in un posto meno pericoloso. Una richiesta che l’autista non avrebbe gradito e di lì – sempre secondo il padre – sarebbe iniziato il maltrattamento verso il figlio. Ma nel corso del processo alcune testimonianze hanno riferito circostanze diverse che hanno messo in una luce differente il comportamento dell’imputato: l’autista era sì parecchio brusco, ma gli alunni facevano di solito molto chiasso e quelli più irrequieti li faceva sedere in fondo per evitare che si agitassero troppo vicino al posto di guida. Maniere sbrigative, certo, ma nessuna violenza e l’uomo, difeso dall’avvocato Sabatino Di Girolamo, è stato assolto.
L’altro caso esaminato dal tribunale sarebbe avvenuto ad Atri nel 2011: l’accusa nei confronti del bidello Alfonso Pavone era quella di abuso di mezzi di correzione per aver schiaffeggiato un alunno di prima elementare troppo vivace, anzi con dei problemi che richiedevano l’impiego di insegnanti di sostegno. L’episodio contestato sarebbe avvenuto, secondo le accuse, quando, sceso dallo scuolabus insieme ai compagni, il bambino sarebbe stato strattonato e poi schiaffeggiato dal bidello perché non voleva saperne di entrare a scuola. L’uomo era stato denunciato dai genitori ed erano iniziate le indagini culminate con il rinvio a giudizio. Nel corso del processo sono state sentite diverse testimonianze, a cominciare da quelle dei bambini, solo alcuni dei quali avrebbero confermato lo schiaffo, mentre altri hanno riferito di non essersi accorti di nulla. Così come l’autista dello scuolabus, che pure era presente, e una delle insegnanti del bambino che aveva detto in udienza di avere appreso della presunta violenza solo nel pomeriggio quando era stata informata dalla madre dell’alunno. Secondo il suo difensore, l’avvocato Paolo Del Paggio, il bidello aveva soltanto afferrato per un braccio il bambino perché si divincolava e non voleva entrare a scuola: una scena concitata che forse aveva indotto gli altri piccoli alunni – certamente suggestionabili data la tenera età – a pensare che fosse volato uno schiaffo. Un quadro contraddittorio, quindi, che ha indotto il giudice ad assolvere l’imputato. (e.a.)
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