“Ama Sushi” costretto a smantellare il dehors

19 Ottobre 2018

Amareggiato il gestore Lamolinara: «Ora ho meno spazio e ho dovuto licenziare due dipendenti»

GIULIANOVA . Con quello di “Ama Sushi” è stato smantellato l’ennesimo dehors in città. La serie è iniziata nell’inverno 2017 dal centro storico quando, su segnalazione della Soprintendenza, furono revocati i permessi legati all’installazione esterna di alcune pertinenze commerciali. Nel maggio dello stesso anno è toccato a Be Estro, in piazza Fosse Ardeatine, di Massimo Zarroli e Natascia Di Ferdinando che ancora oggi pronunciano parole di fuoco nei confronti dell’amministrazione comunale e di chi non ha mosso un dito per salvare l’attività. Con lo stesso nome hanno riaperto ad Alba, in viale Mazzini, dove, come dicono, hanno trovato un’accoglienza straordinaria. Peccato che il trasferimento sia costato il posto di lavoro a ben sette persone. «Ma il mio cuore», dice Natascia, «rimane sempre a Giulianova, nonostante tutto».
A settembre scorso è toccato al ristorante Bora Bora, al quartiere Annunziata, e anche lì c’è stata una emorragia di posti di lavoro. «Ben sette persone sono rimaste a spasso, oltre ai titolari» dice Riccardo Campeti. Ultimo della serie è Ama Sushi sul lungomare Zara ovest. Nei giorni scorsi la proprietà ha provveduto a rimuovere il dehors a fianco della struttura principale con conseguente restringimento dell’attività. Esisteva da anni un permesso temporaneo rilasciato dal Comune revocato a maggio 2018 probabilmente sulla scia di quanto stava avvenendo in città per altre analoghe situazioni. La demolizione doveva essere completata per metà settembre, ma l’ordinanza è stata eseguita dal titolare nei giorni scorsi per consentire la chiusura della stagione. Si sente danneggiato anche l’attuale gestore Dario Lamolinara: «Il Comune avrebbe potuto trovare una soluzione diversa e invece tutto si è risolto nel modo peggiore. Mi ritrovo a lavorare con minor spazio e due dipendenti in meno». A oggi la chiusura dei diversi dehors è costata 16 posti di lavoro.
Alfonso Aloisi