Amadori, fiori e lacrime per l’omaggio a Gaetano

3 Marzo 2024

Sindacalisti e dipendenti ricordano l’autotrasportatore travolto dal Tir in azienda Corteo ai cancelli con bandiere e striscioni: «Si lavora per vivere, non per morire»

MOSCIANO SANT’ANGELO. Le bandiere, la commozione e il grido: «Basta morti sul lavoro». È stata una manifestazione intensa quella di ieri mattina davanti ai cancelli dell’Amadori a Mosciano. Lavoratori e sindacalisti si sono ritrovati lì durante le otto ore di sciopero proclamate da Fai Cisl, Flai Cgil, Uila Uil e rappresentanza sindacale dell’azienda per invocare sicurezza e ricordare Gaetano Mastroieni, autotrasportatore 66enne di Cesena morto lunedì sera, investito da un Tir in manovra sul piazzale interno dello stabilimento.
IL PRESIDIO in azienda
Fin dalle prime ore della mattina tanti dipendenti e i rappresentanti dei sindacati (c’era anche la Fiom Cgil) hanno riempito il piazzale di fronte alla fabbrica, dove è stato sistemato un piccolo gazebo e, sui lati, le bandiere delle organizzazioni di categoria e uno striscione con su scritto: «Si lavora per vivere e non per morire». Dopo gli interventi di segretari delle sigle sindacali sulla sicurezza alle 10 è partito il corteo fino all’ingresso dello stabilimento, dove due operaie hanno deposto una corona di fiori per Mastroieni. Roberto Quaranta, dipendente storico dell’Amadori – lavora in azienda dal 1990, addetto al magazzino spedizioni – è uno dei pochi che ha vissuto tutte le problematiche aziendali in questi anni. «Si sta andando sempre più verso l’egoismo a discapito della collettività», sottolinea, «qui oltre il 70 per cento è rappresentato da lavoratori precari e questo incide negativamente sulla sicurezza. Gli autisti poi sono tutti assunti con altre ditte».
L’APPELLO DEI SINDACALISTI
Mirko Londrillo è invece uno dei delegati della Rsu Fai Cisl e negli anni ha cercato di porre l’accento sulla sicurezza. «Chiediamo che, a livello nazionale, vengano rivisti tutti i sistemi sulla sicurezza dei posti di lavoro, perché così non si può andare più avanti», afferma, «nella nostra ditta si è lavorato negli anni per migliorare la sicurezza all’interno dell’azienda, e qualcosa è stato fatto. Ma è necessario tutelare tutti i lavoratori, internamente ed esternamente». È da vent’anni che non si scioperava all’Amadori, come ricordato Cristiana Bianucci, segretaria provinciale della Flai Cgil. «Lo sciopero nasce dalla morte di un lavoratore», sottolinea, «non so quanti di voi si siano soffermati a guardare ciò che è accaduto lunedì notte e mi sono chiesta per quale motivo si è continuato a lavorare nonostante la morte di un lavoratore. Quello che prevale, purtroppo, non è il diritto del lavoratore, ma quello del consumatore».
I NUMERI IN PROVINCIA
Delfino Coccia, segretario provinciale della Uila Uil, ricorda il dato tragico dello scorso anno, con 36 morti sul lavoro nel Teramano. «Sono troppe», scandisce, «dobbiamo riflettere: nel comparto agricolo il rischio è ancora più elevato». Alessandro Collevecchio, coordinatore provinciale della Fai-Cisl, annuncia che la protesta non si fermerà qui. «Ci vuole una riforma strutturale», conclude, «la storia degli appalti e dei subappalti deve finire perché va a discapito della sicurezza sul lavoro».
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