Ambientalisti all’attacco «Bugie da Regione e Infn»

14 Ottobre 2017

La Mobilitazione per l’acqua mostra documenti secondo cui l’ente sapeva dell’esperimento e i Laboratori hanno pagato i 2/3 della sorgente di neutrini

L’AQUILA. «Mo ci mettemo le pecore a pascola' sotto aji Laboratori deju Gran Sassu». Il dialetto è inequivocabile, l'aquilano doc che emerge quando esce un po' di arrabbiatura. La frase è colta mentre il vicepresidente della Regione Giovanni Lolli riattacca il telefono. Destinataria della risposta è la Mobilitazione per l'acqua del Gran Sasso, che ieri ha di nuovo alzato il tiro contro l'esperimento Sox, che si basa sull'utilizzo di un innovativo generatore di antineutrini che lavorerà in tandem con Borexino. Gli ambientalisti chiamano in causa la Regione Abruzzo, che «non poteva non sapere» dell'avvio dell'esperimento, e di nuovo diffondono documenti e slide.
L’ATTACCO. «Ecco il decreto del ministero dello Sviluppo economico che autorizza la potente sorgente radioattiva», dichiara il Movimento, ritenendo che la Regione sia stata «coinvolta per legge in più fasi». Gli ambientalisti richiamano l'attenzione anche sul ruolo dei Laboratori nell'acquisto della sorgente radioattiva di Cerio 144. «Altro che decisioni francesi sulla sorgente radioattiva, l'Infn paga per 2/3 la sua produzione», tuonano gli attivisti del movimento, in risposta alla spiegazione fornita dal direttore dei Laboratori del Gran Sasso, Stefano Ragazzi, che ha ribadito nei giorni scorsi: «La sorgente radioattiva è stata acquistata dal centro di ricerca francese Cea», ente di ricerca pubblico francese che si occupa, tra le altre cose, di energia nucleare. La Mobilitazione per l'acqua fornisce anche una slide del ricercatore Gioacchino Ranucci dell'Infn il quale, in una presentazione allo Scientific committee dell'Infn dell'11 aprile 2016, mostra l'incipit del decreto del ministero dello Sviluppo che, in accordo con quello dell'Ambiente, ha rilasciato l'autorizzazione all'uso della sorgente radioattiva. «Ebbene, la norma è chiara e prevede il coinvolgimento della Regione in due momenti. L'ente viene 'sentito' prima del rilascio e il decreto viene inviato al presidente della Regione e al sindaco», scrive la Mobilitazione.
LOLLI. «E che hanno fatto, la scoperta dell'acqua calda?». La risposta del vicepresidente della Regione è inequivocabile. «I laboratori del Gran Sasso mica fanno ricerca sulle margherite! Ricercano sul nucleare, sul nucleo, sui protoni e non sull'energia nucleare. La Regione sapeva dell'esperimento. I Laboratori dell'Infn hanno chiesto a suo tempo tutte le autorizzazioni agli organi deputati, hanno contattato le prefetture, non hanno fatto e non stanno facendo nulla di fuorilegge. E fra gli enti a cui sono state richieste le autorizzazioni c'è anche la Regione». Ma la questione è un'altra, e sempre quella: «Oltre alle normali autorizzazioni previste per legge, noi abbiamo aggiunto un passaggio in più», ripete Lolli fino alla nausea, «ossia un protocollo di sicurezza che dovrà essere rispettato fino a quando non avremo messo in sicurezza l'acquifero».
RAGAZZI. Non c'è nulla di definitivo, di stabilito, di certo. Tutto l'esperimento, prima di essere accolto nel cuore del Gran Sasso, deve ancora superare una serie di autorizzazioni. Questo sostiene ancora una volta il direttore dei Laboratori. «L'autorizzazione finale è del 2016, invece la delibera di ripartizione dei costi è del 2015. Questo conferma quanto dicevo: non ci sono decisioni finali». Quello che emerge dalle slide è, insomma, una mera ripartizione preventiva dei fondi, una sorta di "preventivo", di progetto preliminare da convalidare «con tutta una serie di verifiche attualmente in corso, di autorizzazioni che dovranno arrivare in modo definitivo soltanto quando questo iter avrà superato tutte le prove». Il decreto interministeriale autorizzativo al quale fa riferimento il Movimento per l'acqua non sarebbe, dunque, definitivo «fino a quando non si adempie a specifiche prescrizioni». In sostanza il decreto autorizzativo interministeriale decadrebbe se non verranno soddisfatte alcune prescrizioni. Quanto al generatore di antineutrini «sarà e resterà sempre di proprietà del Cea», conclude Ragazzi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA