Ambulanza colpita da un sasso, l’autista: «Ho visto la morte»

Parla il soccorritore ferito durante l’intervento: «Sul cavalcavia erano in due, uno indossava una felpa». L’associazione degli operatori d’emergenza: «Messa a rischio la vita dell’equipaggio e del paziente»
CAMPLI. «Abbiamo visto la morte in faccia». L’adrenalina e la prontezza di quegli attimi ha permesso all’autista dell’ambulanza colpita da un sasso lanciato dal cavalcavia Sant’Anna (Campli) di mantenere il controllo del mezzo e portare a termine il soccorso, fino all’ospedale Mazzini. Ma la freddezza dell’istante non ha cancellato lo choc e la paura del personale sanitario a bordo dell’ambulanza india del presidio di Sant’Omero, che nel bel mezzo dell’emergenza è stata presa a sassate da due persone a volto coperto in cima al cavalcavia. «È stato un colpo violento, un attimo, poteva succedere di tutto», dice l’autista dell’ambulanza, che ha riportato alcune escoriazioni, «il tratto era molto trafficato, noi andavamo spediti, dovevamo portare il paziente al pronto soccorso di Teramo». Poi un tonfo, un colpo secco e il parabrezza va in frantumi.
«Quando ho visto il sasso e ho alzato la testa, è stata una frazione di secondo. Ho visto due persone che stavano sul cavalcavia ma erano incappucciate, uno di loro portava una felpa rossa con una riga al centro nera, mi è rimasto impresso lui. Ma è successo tutto in una frazione di secondo, non mi sono fermato e per fortuna non ho neanche sbandato, non ho lasciato le mani dal volante. Lì poteva succedere una catastrofe». A bordo c’erano due autisti, un infermiere e il paziente. «In quel momento sentivo di avere la responsabilità tutta a mio carico. Ringrazio l’equipe che era con me perché mi ha trasmesso forza. Abbiamo portato a termine il servizio. La paura è stata tanta, e ancora c’è. Ho continuato a lavorare poi fino alle 14, mi sono fatto refertare ma non mi sono preso giorni, non me la sentivo di stare a casa, voglio stare con i miei colleghi. Ma sono scosso, il pensiero mi torna sempre lì».
Intanto vanno avanti le indagini dei carabinieri della stazione di Campli. Ma in zona non ci sono telecamere e sarà complicato risalire ai responsabili. E proprio a loro si rivolge l’autista. «Non si possono giustificare come bravate, potevamo rimetterci la pelle tutti quanti. È stato un gesto vile, non deve succedere mai più, mi limito a dire questo», conclude.
Si tratta del secondo episodio spiacevole capitato all’autista dell’ambulanza di Sant’Omero. L’anno scorso fu aggredito da un uomo di 86 anni a Martinsicuro, che lo colpì con un pugno sul volto. Ma la forza e la passione per il proprio lavoro continuano a essere la sua guida. Intanto, dopo il sostegno del segretario dell’Ugl Salute Abruzzo Stefano Matteucci, della consigliera regionale di Fdi Marilena Rossi e del gruppo consiliare di opposizione “Svolta, Campli”, è arrivato anche quello del Co.e.s. Abruzzo (Associazione conducenti emergenza sanitaria). Il direttivo ha espresso «la più profonda indignazione e la massima condanna per il gravissimo atto di violenza».
Nella nota si legge: «Non si è trattato di un semplice atto vandalico o di una bravata, ma di un gesto criminale e scellerato che ha messo a repentaglio la vita del paziente trasportato e l'incolumità fisica dell'intero equipaggio». Il sindaco di Campli Federico Agostinelli ha parlato di «atto inaccettabile che avrebbe potuto trasformarsi in tragedia». Il primo cittadino ha aggiunto: «sono in contatto con le forze dell’ordine affinché venga fatta piena luce sull’accaduto e siano accertate tutte le responsabilità», ha sottolineato, «la mia vicinanza agli operatori del 118 e un sentito ringraziamento per il coraggio e la professionalità dimostrati».
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