Ammanco di 32mila euro all’autogrill Terrabianca Ex dipendente a giudizio

4 Dicembre 2018

Trentenne pescarese accusato di essersi appropriato degli incassi Tra i testi ascoltati in aula anche il rappresentante della società Sarni

TERAMO. È a processo per appropriazione indebita perché, nella sua veste di allora responsabile dell’area di servizio Terrabianca sulla Teramo-mare si sarebbe impossessato di circa 32mila euro di incassi. Sotto accusa davanti al giudice onorario Massimo Biscardi è finito Rocco Blasioli, 30enne pescarese.
Nell’udienza di ieri mattina tra i primi testi citati dal pm Anthony Sarny, legale rappresentate pro-tempore della società Maglione Srl, proprietaria dell’esercizio commerciale ed alcuni ex dipendenti dell’area di servizio. I testimoni hanno ricostruito i fatti avvenuti ad agosto del 2016 quando in seguito ad un ammanco di 900 euro dalla cassa fu chiamata la proprietà, con i Sarni che arrivati sul posto, nel corso dei controlli, avrebbero verificato come dagli incassi del mese mancassero 32mila euro. Ad essere ascoltata anche una ex dipendente che ha lavorato nell’area di servizio dal 2012 fino al maggio di quest’anno e che ha ricordato come fosse stata lei, a seguito di un ammanco di 900 euro registrato durante un turno in cui come responsabile della cassa figurava il nome della figlia, a chiamare l’azienda. «Non avevamo un cassiere e quindi tutti lavoravano alla cassa, anche se ad esserne responsabile era la persona il cui nome risultava alla cassa in quel determinato turno», ha detto in aula, «quando Rocco mi ha detto che mancavano 900 euro e mi ha detto di chiamare mia figlia per vedere dove fossero andati a finire io, come dipendente e come mamma, ho preferito chiamare l’azienda».
E così il giorno dopo la telefonata i responsabili del gruppo Sarni si sarebbero presentati nell’area di servizio per i controlli del caso, ascoltato la donna e affrontato la questione dell’ammanco dei 900 euro. Soldi che, ha raccontato la donna in aula, la figlia avrebbe risarcito in quanto responsabile della cassa per quel turno. La stessa ha raccontato come quella non fosse la prima volta che mancavano delle somme, in genere piccole, ma come ogni volta la questione fosse stata risolta facendo restituire i soldi che mancavano al dipendente il cui nome risultava in cassa. «Quello stesso pomeriggio, dopo essere tornata a casa, sono stata richiamata per tornare all’area di servizio», ha continuato la donna, «quando sono tornata c’erano tutti, anche i Sarni. Ho trovato Blasioli a piangere che mi ha detto che l’avevano licenziato. Poi mi hanno chiamata i signori Sarni e mi hanno detto dell’ammanco di 32mila euro, gli incassi dal primo alla metà di agosto». Si torna in aula a maggio.
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