Ammazzano il cane e lo appendono al cancello

Gesto contro un agricoltore che gestisce una gabbia per la cattura dei cinghiali Il piano del Parco dà fastidio a chi prospera con il mercato nero della carne
CASTELLI. Gli hanno ammazzato il cane con un colpo di arma da fuoco e ne hanno appeso la carcassa al cancello di casa. Il grave atto intimidatorio si è verificato ieri nel territorio comunale di Castelli nei confronti di un agricoltore che da qualche settimana è tra i gestori dei cosiddetti chiusini di cattura utilizzati dal Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, in collaborazione con gli agricoltori locali, per il contenimento della popolazione di cinghiale.
Una nota del Parco informa: «Un bellissimo cane di razza Border collie, di proprietà dell’agricoltore, è stato ritrovato ucciso nella frazione di Villa Rossi, dopo che già nelle scorse settimane si erano verificati atti di sabotaggio al chiusino. La carcassa dell'animale è stata trasferita all'istituto zooprofilattico di Teramo che sta effettuando la necroscopia per determinare la causa di morte, mentre sulla vicenda sono in corso le indagini dei carabinieri e del Coordinamento territoriale per l'ambiente del Parco del Corpo forestale dello Stato».
Il cane presentava una ferita da arma da fuoco, dunque l’esame necroscopico appare una pura formalità. E ci sono ben pochi dubbi sul fatto che il gesto sia legato al piano del Parco per il contenimento del cinghiale. L’agricoltore in questione, da tre settimane, collaborava a questo piano gestendo, su un terreno di sua proprietà, un chiusino di cattura. L’accordo tra Parco e coltivatori prevede che questi possano vendere i cinghiali che restano imprigionati nelle gabbie da loro gestite, a parziale compensazione dei danni subìti dagli ungulati. Il sistema mira a trasformare il danno legato al sovrannumero dei cinghiali in risorsa. Ma non piace a qualcuno, e non è difficile capire a chi. Ai cacciatori in generale, visto che la presenza dei chiusini diminuisce il flusso di cinghiali che dall’area parco sconfinano in quella dove si può sparare. E in particolare a coloro i quali non si limitano a sparare ai cinghiali per sport, ma li vendono al mercato nero dei ristoranti garantendosi un notevole introito economico. Silvia De Paulis, l’attuale facente funzioni di direttore dell'Ente Parco, non a caso nella nota sul tragico episodio di Castelli scrive: «Val la pena di ribadire che lo strumento della cattura adottato dall'Ente risulta preferibile ad altri sistemi per efficacia, economicità e sicurezza, oltre che per il beneficio economico che deriva al territorio dall'avvio di una filiera legata alla lavorazione e alla commercializzazione della carne di cinghiale, come è avvenuto positivamente nel territorio di Amatrice e come sta avvenendo a Castelli, dove si registra una crescente adesione al piano di contenimento proposto dal Parco. In tal modo, inoltre, le carni vengono sottratte ad un mercato non controllato dal punto di vista sanitario ed igienico e ad un circuito di distribuzione illegale».
Colpito dalla vicenda, il Presidente dell'Ente Parco, Arturo Diaconale, ha dichiarato: «Ogni gesto di violenza e di intimidazione va fermamente condannato. Il Parco è deciso a continuare a portare avanti una politica di contenimento e a tal proposito ritiene opportuno un incontro con tutti i cittadini per individuare le soluzioni più condivise e mitigare il conflitto per il bene di tutti».(d.v.)
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