«Anche questa è missione del vescovo»

11 Settembre 2015

Il capo della diocesi di Teramo-Atri Michele Seccia parla della rivoluzione di Papa Francesco: «Cambiamento epocale»

TERAMO. Tempi brevi e processi gratuiti: la svolta di Papa Francesco, l’ennesima di Bergoglio, sta tutta qui. Due obiettivi che rivoluzionano il diritto canonico per la nullità del matrimonio a tre secoli dalla riforma di Benedetto XIV .

Il cambiamento epocale ruota intorno alla centralità del vescovo che diviene giudice competente a pronunciare la sentenza quando le ragioni della nullità sono evidenti o riguardano la mancanza di fede che può aver viziato il consenso dei coniugi. Ma il Papa non elimina l'esistenza dei processi ordinari. Stando alle nuove regole, se il vescovo stabilisce che si faccia un processo ordinario, dovrà essere celebrato entro dodici mesi al massimo, e la sentenza sarà esecutiva se non ci sarà appello o le motivazioni dell'appello saranno manifestamente infondate. Non serviranno più, dunque, due sentenze conformi, una circostanza che dilatava notevolmente i tempi lasciando i coniugi per anni nel limbo dell’attesa.

Per Michele Seccia, 64 anni, da nove vescovo di Teramo e prima ancora di San Severo, è «un cambiamento epocale».

Vescovo lei è pronto a fare da giudice?

«Che piaccia o non piaccia è una missione che fa parte del vescovo. Il pastore, inteso come colui che è responsabile della comunità, non è solo quello delle belle prediche o dei programmi pastorali. Deve assumersi delle responsabilità in prima persona per tutelare il bene comune dei fedeli. Bene comune che nella fattispecie riguarda la famiglia. Naturalmente anche lui deve garantire della veridicità di quello che viene detto. Nella sua funzione di giudice deve verificare tutte le eventualità e davanti all’evidenza accertata deve emettere il giudizio. Il Papa rimanda alla responsabilità dei vescovi situazioni che possono essere risolte con serena coscienza. Si tratta di constatare. Poi c’è sempre la possibilità di fare ricorso. Ma, attenzione, non si tratta di minare l’indissolubilità del matrimonio che rimane tale, con tutte le condizioni».

Si assottigliano i tempi, ma anche i costi visto che il pontefice parla di processi gratuiti per tutti. Nella realtà dei fatti cosa succede?

«Anche questo è un cambiamento epocale che va incontro alla necessità di farsi carico di tante situazioni familiari in cui spesso ci sono condizioni di sofferenza che si prolungano e vite stravolte.E anche questo è un cambiamento epocale, nello stile di Papa Francesco. L’iter individuato è breve ma non può essere definito sommario né amministrativo, in quanto il vescovo eserciterà pienamente la funzione giurisdizionale tutelando la verità nei singoli casi. E’ il modo per tutelare la famiglia fondata sul matrimonio e il Papa offre altre vie per riportare ai sacramenti . Ma questo è solo l’inizio di una riflessione comune che continuerà nel sinodo del 4 ottobre».

E’ una riforma calata dall’alto con le due lettere «motu proprio» di Papa Francesco o è nata da una comune riflessione?

«Il documento che è stato pubblicato corrisponde a quanto discusso e approvato con votazione nella celebrazione del primo sinodo sulla famiglia dell’anno scorso ed è il risultato di un’ampia convergenza su questo tema. E’ il modo di farsi carico di tante situazioni familiari che oggi contraddistinguono una società in continuo mutamento. Ripeto che l’approccio della riforma è radicalmente pastorale perchè sono i vescovi che si assumono la responsabilità del proprio gregge in maniera diretta».

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