Antonetti: «L’emergenza carcere va risolta con personale e risorse»

Il candidato sindaco inserisce nel suo programma iniziative per affrontare i problemi della struttura: «Il sovraffollamento, le ripetute aggressioni agli agenti e i disagi obbligano le istituzioni a intervenire»
TERAMO . La situazione del carcere di Castrogno e l’avvicendamento alla sua guida diventano temi di campagna elettorale. A intervenire su questi due argomenti collegati tra loro e il candidato sindaco Carlo Antonetti, sostenuto da Azione, partiti di centrodestra e liste civiche. «Voglio esprimere il mio personale saluto al direttore del carcere di Castrogno Stefano Liberatore che lascia la nostra città per assumere la direzione della casa circondariale di Sulmona», sottolinea l’aspirante primo cittadino in riferimento alla partenza del funzionario che lascia Teramo dopo 12 anni di servizio, «da avvocato ho avuto modo di apprezzarne l’impegno e la professionalità». Antonetti, però, non si limita al saluto.
«L’occasione mi offre la possibilità di parlare del tema del carcere», aggiunte, «non è tema del Comune quello dei problemi quotidiani della casa circondariale di Castrogno lo so, ma visto che nella mia visione del ruolo del primo cittadino non esiste un problema in città che non sia anche del sindaco, credo che il Comune possa e debba contribuire a trovare una soluzione». Per Antonetti «leggere, quasi ogni giorno, di agenti di polizia penitenziaria aggrediti, di celle sovraffollate, di disagi organizzativi significa sentire l’obbligo istituzionale di impegnarsi nella ricerca di ogni possibile rimedio. Ed è quello che ho intenzione di fare, coinvolgendo la filiera istituzionale che ci vedrà finalmente partecipi di un dialogo che, attraverso la Regione, possa arrivare alle sedi ministeriali». A detta del candidato primo cittadino «il carcere di Castrogno ha bisogno di personale e di interventi, e sono queste le richieste alle quali, per quanto sarà nelle mie possibilità in qualità di sindaco, cercherò di trovare una risposta. Per la dignità di chi vive il carcere dietro e davanti le sbarre». (g.d.m.)
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