Anziana, vertebra rotta: tempi lunghi per le terapie

1 Aprile 2019

A 82 anni non riesce a prenotare la riabilitazione nei centri convenzionati La figlia: «È assurdo che si debba aspettare da otto mesi ad oltre un anno» 

TERAMO. I tempi della sanità non sempre coincidono con i bisogni dei cittadini. Soprattutto quando si tratta di prestazioni legate alla riabilitazione neuromotoria. Tanto che può accadere, come nel caso di V.C., teramana di 82 anni, che per poter effettuare delle sedute domiciliari, prescritte dalla stessa Asl, tramite i centri convenzionati, si debba aspettare da otto mesi ad un anno e mezzo.
A denunciare una situazione che di fatto impedisce a tanti cittadini di poter effettuare le necessarie terapie è la figlia di V.C., che sottolinea come l’unica alternativa sia quella di ricorrere ai privati. «A gennaio mia madre, che già aveva problemi di deambulazione per via di una pregressa stenosi lombare, è caduta e si è rotta una vertebra», racconta la donna, «Dopo un periodo in cui è dovuta restare immobile il neurochirurgo ci ha fatto attivare l’Adi (ndr. l’assistenza domiciliare integrata) per mobilizzarla». L’anziana ha così effettuato le prime sedute, che non sono state però sufficienti a farla tornare a camminare. E così è stata inoltrata la richiesta per ulteriori sedute, con l’82enne sottoposta a visita da parte dell’unità di valutazione multidimensionale della Asl. Proprio quest’ultima, dopo l’esame clinico funzionale, rilevando come mostrasse un grave deficit dell’equilibrio e fosse in grado di effettuare solo pochi passi con l’aiuto del girello, le ha prescritto ulteriori due cicli di venti sedute ciascuno di riabilitazione domiciliare da effettuare tramite uno dei quattro centri convenzionati presenti tra Teramo e Montorio. «A quel punto ho chiamato tutti i quattro centri», continua la donna, «ma i tempi di attesa per l’erogazione delle prestazioni oscillano da otto mesi ad un anno mezzo. Ho chiesto anche che mi fosse rilasciata l’attestazione dei tempi delle liste d’attesa ma mi hanno risposto che non lo fanno».
La figlia di V.C. ribadisce come il problema non sia legato all’Adi, che si è attivata immediatamente, ma alla fase successiva. «Trovo assurdo», continua, «che a fronte di una prescrizione della stessa Asl una persona debba aspettare tutto questo tempo per poter effettuare le sedute. L’Adi si è attivata subito, ma adesso mia madre, di fatto, è passata da quattro sedute a settimana a zero». La donna racconta di aver scritto anche a un dirigente Asl per fargli presente il problema. «Mi ha risposto che le liste d’attesa dei centri convenzionati non dipendono dalla Asl e che attivando l’Adi le prestazioni vengono effettuate in pochi giorni», conclude la donna, «ma l’Adi l’abbiamo già attivata e quelle sedute sono state fatte. Adesso è stata la stessa Asl ad autorizzarne altre ma tramite i centri convenzionati ».
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