Anziano derubato in casa di 25mila euro

Atri, il colpo messo a segno da una donna che si è spacciata per medico inviato a fare un controllo
ATRI. Nei giorni caldi del caos banche aveva deciso di riprendersi i suoi risparmi e di portarli a casa. Quello che un 92enne professore in pensione riteneva un posto sicuro. Fino a domenica pomeriggio quando una donna, spacciandosi per medico inviato dal Comune a fare dei controlli, si è presentata alla sua badante, è entrata nel suo appartamento, ha fatto finta di visitarlo e, senza che nessuno la scoprisse, è riuscita ad impossessarsi di quei 25mila euro custoditi in un cassetto del comò. Comincia da qui la cronaca dell’ennesima truffa ai danni di anziani sempre più vittime di chi per agire fa leva sull’età inventando di volta in vola stratagemmi diversi. A raccontare il fatto è il figlio dell’anziano che ha già fatto denuncia al commissariato di Atri. «Spero solo che rendendolo pubblico», dice, «funzioni da deterrente affinchè non avvengano altri fatti di questo genere». Sempre più odiosi vista la fragilità delle vittime, sempre più frequenti visto la facilità con cui si può agire.
Come è successo domenica pomeriggio nella palazzina al centro di Atri dove l’ex insegnante abita assistito da una badante. La truffatrice ha fermato la badante sotto casa dicendole che doveva salire per fare un controllo all’anziano e che doveva farlo subito. La badante, viste le insistenze, del finto medico ha deciso di farla entrare. «Una volta in casa», racconta ancora il figlio dell’uomo, «la donna ha fatto finta di visitarlo alzandogli il maglione. Ha chiesto dei foglietti alla badante per fare delle annotazioni e, dopo aver chiesto delle informazioni, ha detto che doveva uscire un attimo perchè aveva dimenticato in macchina l’apparecchio per misurare la pensione». Ma dopo essere uscita non è più risalita. A questo punto la badante ha chiamato il figlio dell’anziano raccontando quello che era successo. L’uomo si è precipitato nell’abitazione del padre e ha subito avuto la conferma dei suoi sospetti. «Quando sono andato nella camera da letto ho visto che il cassetto del comò era forzato», racconta, «e allora ho capito quello che purtroppo era successo».(d.p.)
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