Anziano investito da auto pirata Il giudice nega il patteggiamento

20 Novembre 2020

Tragedia sulla statale 80, per la Procura c’è solo l’omicidio stradale e non l’omissione di soccorso Ma il tribunale respinge il rito alternativo e rimette gli atti al pm per la contestazione della fuga

GIULIANOVA. Della pesante accusa iniziale era rimasta solo quella di omicidio stradale dopo che la Procura aveva chiesto l’archiviazione per la fuga e l’omissione di soccorso ipotizzate inizialmente. Ma per il gup così non può essere e con un’ordinanza il giudice Roberto Veneziano imprime una diversa direzione al procedimento giudiziario per la morte di Camillo Pechini, l’89enne di Giulianova che nel giugno del 2019 venne investito sulla statale 80 a Colleranesco da una macchina la cui conducente si allontanò per essere poi identificata e rintracciata due mesi dopo al termine di una minuziosa indagine della polizia stradale.
Nell’udienza preliminare il giudice ha respinto la richiesta di patteggiamento fatta da R.D.B., la 73enne donna teramana che quel giorno era alla guida della vettura, rinviando gli atti alla Procura (il pm titolare del fascicolo è Stefano Giovagnoni). Così scrive il gup nelle motivazioni del provvedimento: «Si rappresenta la assoluta incongruità del trattamento sanzionatorio su cui si sono fondate le valutazioni delle parti ribadendo il concetto già in precedenza espresso secondo cui nelle fattispecie deve tenersi conto del comportamento tenuto dall’automobilista che integra in termini assoluti ed obiettivi l’ipotesi di cui all’articolo 589 ter cp pertanto rigetta la richiesta di applicazione pena così come formulata e rimette gli atti all’attenzione del pm per il seguito di competenza».
L’articolo 589 ter del codice penale stabilisce che in un omicidio stradale nel caso il conducente si sia dato alla fuga la pena sia aumentata da un terzo a due terzi e non possa essere inferiore a cinque anni. Nell’avviso di conclusione delle indagini la Procura ha ricostruito come dalle immagini di un sistema di videosorveglianza della zona s’intraveda la donna che si ferma dopo qualche metro, scende dall’auto e guarda. Sempre negli atti la Procura cita il successivo interrogatorio in cui la donna dirà di aver creduto «di colpire un paletto e non certamente una persona». Ma per il giudice la valutazione è diversa.
Pechini morì in ospedale dopo un’agonia di 46 giorni. L’identificazione della donna avvenne tre mesi dopo grazie a un certosino lavoro di indagine svolto dalla polizia stradale di Teramo partito da una testimonianza: quella dell’uomo alla guida dell’auto che il giorno della tragedia si trovava dietro a quella dell’investitrice. L’uomo, nonostante non fosse riuscito a prendere la targa, aveva comunque fornito agli investigatori dettagli importanti, confermando come alla guida ci fosse una donna e come quest’ultima non fosse giovanissima. Inoltre, aveva raccontato di come la stessa indossasse degli occhiali bianchi. L’imputata è difesa dall’avvocato Marco Maria Ferrari. I familiari della vittima sono rappresentati dall’avvocato Guglielmo Marconi.
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