Anziano sparito e trovato morto I familiari: «Rivogliamo il corpo»

6 Gennaio 2021

A un anno dal ritrovamento dell’83enne di Bisenti, i nipoti e le sorelle lanciano un appello: «Non siamo riusciti ancora a fare i funerali, le indagini non hanno fatto chiarezza sulla vicenda»

TERAMO. Le parole si muovono tra le ferite. Nel giorno in cui la cronaca obbliga al ricordo l’appello dei familiari scandisce un’altra dolorosa tappa del caso di Palmerico Piccirilli, il pensionato di 83 anni scomparso da Bisenti nell’ottobre del 2019 e trovato cadavere il 6 gennaio dell’anno scorso sull’argine del fiume Fino, a Collecorvino. «L’autorità giudiziaria non ci ha ancora restituito il corpo di nostro zio e le indagini non hanno chiarito niente»: Paola Trufoli e suo fratello Massimiliano sono i nipoti dell’anziano che non aveva figli e da un anno inseguono la verità.
Le inchieste aperte da due Procure, quella di Pescara che per competenza territoriale ha indagato dopo il ritrovamento del corpo e quella di Teramo che ha indagato sulla scomparsa, sono state entrambe archiviate. Tre mesi fa, dopo l’esame comparato del Dna, i familiari hanno avuto la conferma scientifica che quel corpo è di zio Palmerino. «Ma sul perché sia stato ritrovato nudo in mezzo al fiume», racconta la nipote Paola, «nessuno ci ha dato delle risposte». Da un anno i familiari cercano di capire che cosa sia successo allo zio, perché è sparito, perché nessuno ha visto niente, perché le persone che nell’ultimo tempo frequentava non sono state ascoltate. «Ci sono tante cose che non riusciamo a capire, tanti dubbi che nessuno ci ha chiariti», continua la nipote, «ancora oggi non riusciamo a credere a quello che è successo e, soprattutto, non riusciamo ancora a dare sepoltura a nostro zio».
Sul caso, finito tra quelli raccontati dalla trasmissione televisiva “Chi l’ha visto”, è intervenuta anche l’associazione Penelope che si occupa di persone scomparse con la presidente regionale Alessia Natale che da un anno si batte con la famiglia per conoscere la verità. «La famiglia e l’associazione», dice la presidente, «si pongono delle domande. Perché il corpo quando è stato ritrovato era totalmente privo di abbigliamento? Qualcuno in quella zona ha trovato gli abiti abbandonati e li ha portati via? Qualcuno lo ha ucciso? Come è arrivato sulla sponda del fiume Fino che si trova a circa 15 chilometri in linea d’aria da Bisenti se il signor Palmerino passeggiava solo lungo strade o vie di collegamento principali? Facciamo un appello a tutte le persone che hanno potuto vedere o sentire qualcosa di far sapere anche in forma anonima all’associazione Penelope Abruzzo. Il corpo a distanza di 15 mesi dalla scomparsa, un anno esatto dal ritrovamento, più di tre mesi che la comparazione del Dna è risultata positiva con i campioni prelevati alle sorelle di Palmerino, i resti del corpo sono ancora in un sacco di una cella frigorifera dell’ospedale di Pescara». I nipoti Paola e Massimiliano e le sorelle Lina e Maria aspettano di conoscere la verità e di portare un fiore su una tomba.
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