Api, la ricetta anti-crisi «Volti e politiche nuove»

29 Gennaio 2015

Marcozzi bacchetta Ruzzo e Comune e per la Camera di commercio chiede nomine democratiche e «che gli antenati consiglieri si facciano da parte»

TERAMO. Una lettera al presidente della Camera di commercio, ma anche a quelli del Ruzzo e della Provincia e al sindaco di Teramo. La scrive il presidente dell’Api, Alfonso Marcozzi, che indirizza la sua missiva anche agli imprenditori. Parte dall’analisi della crisi nel Teramano, una «provincia che tende a rifugiarsi nella difesa di particolari interessi, a rinchiudersi in localismi che non ci rendono globali». In cui pesano «gli stipendi garantiti dalla nostra pubblica amministrazione a tanti fannulloni responsabili di rinvii, ritardi, tempi lunghi sulla realizzazione di opere».

Poi scende nel particolare. Chiede che le istanze delle piccole e medie imprese e dell’Api in particolare vengano ascoltate in vari enti, a iniziare dalla Camera di commercio. «Gli antenati consiglieri stanno pensando di aderire alla nostra richiesta di fare largo ad esponenti, prettamente imprenditori, nuovi, evitando la riproposizione di chi quegli incarichi li ricopre già da 15-20 anni? Sono stati eliminati i compensi per il presidente e per i componenti di giunta e consiglio? Hanno metabolizzato la necessità di ridurre i componenti della giunta?». Il presidente affronta tanti temi e fra questi: «il sistema di designazione e nomina delle cariche governative camerali è davvero rappresentativo di tutte le aziende teramane iscritte all'ente?». Marcozzi fa notare che la legge 580 del 1993 dà la possibilità alle imprese di eleggere democraticamente i propri rappresentanti, ma non è mai arrivato il decreto attuativo e lo statuto camerale non prevede questa opportunità. Adesso è la Regione che nomina i consiglieri delle associazioni più rappresentative. Un sistema che secondo Marcozzi non garantisce una reale, equa rappresentanza. Marcozzi non lo dice chiaramente, ma si mormora che nel nuovo consiglio l’Api non ci sarà più. Mancherà un suo componente nel consiglio che a marzo sarà rinnovato e che poi eleggerà il nuovo presidente. E come probabile successore di Giustino Di Carlantonio si fa il nome di Giandomenico Di Sante membro storico del consiglio di cui ora è vicepresidente.

Marcozzi ne ha anche per il Ruzzo che «se avesse avuto un management più adeguato e attento» non si sarebbe ritrovato in affanno. E poi: «State perseguendo almeno la limitazione degli sprechi di gestione? Quante sono le perdite? Avete ridotto i costi del personale? Avete ridotto il numero dei dirigenti?». Al Comune Marcozzi dice di aver apprezzato il ritocco della Tari per le imprese «ma la misura è insufficiente; le aspettative delle nostre imprese prevedevano una diminuzione molto significativa considerata la crisi. Ricordiamo che il Comune di Teramo è stato posizionato tra le dieci città italiane più care in tema di tariffe». Secondo l’Api una riduzione della tariffa «potrà avvenire solo dando vita alla riorganizzazione della Team che ha costi strutturali eccessivi». Della Provincia Marcozzi apprezza il taglio del costi di gestione. Si rammarica del personale in esubero e spera che venga riassorbito, ma non bisogna dimenticare i tanti che nel privato sono in «una condizione di forte disagio sociale».

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