Appalti e tangenti, Palumbi chiede il patteggiamento

L’imprenditore edile teramano è coinvolto nell’inchiesta della Procura di Ancona Secondo l’accusa la sua impresa avrebbe ottenuto lavori per mezzo milione
TERAMO. Arrivano le prime richieste di patteggiamento per la maxi inchiesta sui presunti appalti pilotati nel Comune di Ancona. Nell’udienza preliminare che si è svolta ieri mattina al tribunale di Ancona un’istanza di patteggiamento è stata presentata dall’imprenditore edile teramano Carlo Palumbi assistito dagli avvocati Gennaro Lettieri e Renzo Di Sabatino. Il gup Francesca De Palma deciderà nell’udienza del 22 aprile. Palumbi ha chiesto di patteggiare un anno e dieci mesi. Il geometra comunale Simone Bonci, sospeso dal servizio e che la Procura dorica accusa di una serie di appalti assegnati a ditte «amiche» in cambio di utilità, avanzerà istanza di patteggiamento il 22 aprile, data in cui proseguirà l'udienza e il gup deciderà sulle pene e sui rinvii a giudizio per i sei imputati.
Palumbi, finito ai domiciliari insieme ad altri imprenditori e successivamente scarcerato, nel corso dell’interrogatorio di garanzia ha respinto con forza l’accusa di corruzione sostenendo di essersi trovato in una situazione in cui avrebbe subito comportamenti altrui. Secondo l’accusa della Procura l’impresa edile Procaccia di Palumbi si sarebbe aggiudicata l’appalto per la realizzazione dei lavori di riqualificazione del Passetto (un’area verde della città marchigiana) con un ribasso d’asta del 25.654% per un importo complessivo dei lavori pari a 418.115,60 euro. «Nella fase di esecuzione dell’appalto la società del Palumbi risultava affidataria di ulteriori lavori attraverso l’indebito ricorso a varianti in corso d’opera rispetto all’oggetto dell’appalto», si legge a questo proposito nell’ordinanza in cui il gip mette in collegamento gli appalti, «con utilità non meglio precisate» che, sostiene l’accusa, il geometra del Comune di Ancona Bonci – considerato dagli investigatori il deus ex machina del presunto giro di appalti e mazzette finito in carcere e poi a domiciliari – avrebbe ricevuto dall’imprenditore teramano.
I pm della Procura dorica Ruggiero Dicuonzo e Valentina D'Agostino, titolari dell'inchiesta, negli atti fanno riferimento a una serie di lavori pubblici assegnati nel presunto giro corruttivo, tirando in ballo anche un altro imprenditore edile marchigiano per il quale si procede separatamente. (d.p.)
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