Appalti pubblici bloccati dal 19 aprile

5 Giugno 2016

Allarme dell’Ance, in provincia non è stata più espletata una gara da quando è entrato in vigore il codice dei contratti

TERAMO. Edilizia, un settore che era in ripresa. Era, perchè quel miglioramento degli indicatori che si è reso evidente nel secondo semestre del 2015, per proseguire nei primi mesi del 2016, si è bloccato inesorabilmente il 19 aprile scorso. E' una data certa, una cesura che coincide con l'entrata in vigore del nuovo codice dei contratti pubblici.

«In provincia di Teramo da quella data non c'è stato più alcun appalto», esordisce il presidente dell'Ance Vittorio Beccaceci, «siamo preoccupati, questo blocco è intervenuto in un momento in cui il settore dava segni di dinamismo. Adesso è tutto fermo. E prevediamo che resti tutto bloccato anche per i prossimi mesi». Le questioni che hanno causato lo stop forzato sono sostanzialmente due.

In primis diversi problemi interpretativi. «Ci sono parecchi passaggi dubbi nel codice», spiega il presidente dei costruttori, «alcuni andranno dettagliati da provvedimenti che emanerà l'Anac. Questo volta si è deciso infatti per una soft regulation dopo l'entrata in vigore del codice: l'Anac farà degli atti di indirizzo per dirimere le questioni applicative. Il problema è che non è stato previsto un periodo transitorio. E ora, in attesa degli atti di indirizzo, è tutto fermo». A questo punto l'Ance Teramo, in un convegno a cui hanno partecipato in più di 400, fra imprenditori e tecnici, ha lanciato la sua proposta. Sarà creato un tavolo con esperti per dare indicazioni alle amministrazioni sui bandi. «L'idea è costituire un luogo per risolvere alcuni problemi applicativi e consentire alle amministrazioni pubbliche di riprendere a fare appalti. Inutile specificare che la ripresa di un territorio passa attraverso le opere pubbliche», sottolinea Beccaceci.

Il nuovo codice, e questo è il secondo nodo, ridisegna parecchi istituti. Per le gare sopra il milione di euro scompaiono gli appalti integrati in cui, semplificando, l'ente faceva solo il progetto definitivo incaricando la ditta vincitrice dell'appalto di fare quello esecutivo. Ora le amministrazioni si devono far carico anche di quello esecutivo. «Le amministrazioni ora non sono pronte, sia per i tempi che i costi», spiega ancora Beccaceci, «anche perchè insieme al progetto esecutivo ci sono tutte le autorizzazioni e gli espropri».

Insomma, il codice degli appalti porta anche buone innovazioni, come una maggiore garanzia sull'ultimazione delle opere, che l'ente ora con la progettazione esecutiva ha più sotto controllo. Ma è tutta questione di tempo. Nell'attesa che ci si attrezzi il settore rischia di spegnersi. «La riforma», spiega ancora Beccaceci, «cambierà anche le prospettive delle aziende, che devono riorganizzarsi. E' un'ulteriore penalizzazione perchè va fatto tutto in tempi brevi». Il presidente si riferisce, anche, al fatto che non si fanno più appalti al massimo ribasso ma prevalentemente con l'offerta economicamente più vantaggiosa: non bisogna solo guardare al prezzo, ma anche alla qualità. «La riorganizzazione significa che da bandi in cui si fanno solo ribassi si passa a un tipo di gara in cui bisogna fare proposte, progettare: bisogna proporre il meglio, per cui bisogna strutturarsi e dotarsi di uomini giusti», precisa il presidente, «sarà un passaggio decisivo, molte aziende rischiano di spegnersi, di rinunciare».

Eppure gli indicatori economici di fine 2015 segnavano una netta ripresa, proseguita fino ad aprile. In Abruzzo si registrava una significativa crescita dei bandi di gara per lavori pubblici (+62,9% in numero e +72,4% in valore su base annua) dopo la riduzione del 2014 (-0.9% in numero e -26% in valore). Così per l'occupazione: sia i dati Istat (+5,7%) che quelli Cassa edile (+2,98%) confermavano un miglioramento. «In questo momento molto delicato», conclude, «lancio un appello ai colleghi perchè siano vicini alle associazioni: solo insieme si riuscirà ad essere decisivi. Solo se saremo uniti saremo più forti e incisivi e riusciremo a risolvere questi problemi. Soprattutto perchè il nostro tessuto è di imprese medio-piccole. L'associazione deve tornare a essere luogo di confronto con la politica. Con queste novità le imprese sono in difficoltà e le amministrazioni devono gestire la riforma. E l'associazione deve svolgere ruolo di sintesi fra imprese e amministrazioni: abbiamo tutti lo stesso interesse».

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