Appalti sospetti, altri sei mesi di indagini

La Procura chiede e ottiene una proroga, nel mirino soprattutto le gare di somma urgenza bandite dopo le calamità
TERAMO. E’ con una proroga di indagini, già chiesta ed ottenuta, che la Procura mette un altro punto fermo nella nuova inchiesta per corruzione sugli appalti pubblici. Altri sei mesi per arricchire con nuovi atti la già abbondante mole di documentazione: dai risultati degli accertamenti tecnici (a cominciare da quelli sui telefoni sequestrati e dissequestrati) alle ricostruzioni delle molteplici persone informate sui fatti che, in questa veste, continuano ad essere ascoltate.
All’attenzione di inquirenti e investigatori (delegati gli uomini della guardia di finanza teramana del nucleo di polizia economico-finanziaria) ci sono decine di gare d’appalto e altrettante procedure di somma urgenza. Perchè tanti sono gli atti finiti sotto la lente d’ingrandimento dell’autorità giudiziaria al termine di altrettante acquisizioni fatte nei mesi scorsi negli enti pubblici coinvolti: la Provincia, i Comuni di Teramo, Atri e Pineto, i compartimenti Anas di Abruzzo e Marche. La Procura è decisa a dimostrare che, in molti casi, le somme urgenze altro non fossero che procedure scelte solo per favorire una impresa rispetto ad un’altra.
L’inchiesta, firmata dal pm Luca Sciarretta, muove da un assunto ben preciso anche se ancora tutto da provare: un sistema in cui gli imprenditori si mettevano d’accordo per spartirsi gli appalti con il concorso di funzionari e politici in cambio di qualcosa con un modus operandi ben collaudato. Nell’inchiesta, nata dalla mole di intercettazioni del procedimento Castrum, ci sono cinque indagati: il consigliere provinciale e neo assessore al Comune di Controguerra Mauro Scarpantonio (che nelle scorse settimane ha rimesso la delega alla viabilità); il funzionario del settore viabilità della Provincia Dario Melozzi; gli imprenditori teramani Armando Di Eleuterio (che è anche presidente regionale dell’Ance, l’associazione regionale dei costruttori) e Diego Di Sabatino. Con loro c’è anche il dirigente del settore appalti del Comune di Pineto Donato D’Evangelista. Le ipotesi di reato ipotizzate sono quelle di corruzione, abuso d’ufficio e turbata libertà degli incanti. Un elenco a cui potrebbero aggiungersi anche nomi nuovi, a cominciare da quelli di altri imprenditori sorpresi in alcune intercettazioni.
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