Appalti sospetti, prorogata l’inchiesta

Si procede per corruzione, tra i sette sotto accusa la dirigente comunale Mastropietro e il costruttore Di Eleuterio
GIULIANOVA. Inchiesta appalti: la procura chiede ed ottiene una proroga. Continuano, dunque, le indagini avviate dai pm Luca Sciarretta e Andrea De Feis su presunte aggiudicazioni pilotate e funzionari pubblici accusati di corruzione. Dopo il maxi sequestro di atti in municipio, gli oltre sessanta interrogatori delegati alla Finanza hanno impresso un ritmo incalzante all’indagine che tra i primi sette iscritti nel registro degli indagati conta anche l’imprenditore teramano Armando Di Eleuterio, presidente regionale dell’Ance, l’associazione dei costruttori.
Il suo nome compare insieme a quello di Maria Angela Mastropietro, dirigente comunale del settore lavori pubblici del Comune di Giulianova che, dopo l’inchiesta, è stata spostata al settore finanziario dell’ente. Lungo l’elenco delle opere che, secondo i magistrati, sarebbero finiti in un meccanismo di aggiudicazioni e affidamenti diretti «sospetti»: i lavori di messa in sicurezza antisismica di varie scuole tra cui, oltre alla De Amicis, Bindi e Orti e i lavori di ristrutturazione dell’impianto sportivo Campo Castrum.
L’inchiesta della procura si concentra sul ruolo della Mastropietro e sul modus operandi della gestione degli appalti pubblici aggiudicati a delle imprese che tra i propri consulenti avevano Stefano Di Filippo, ex imprenditore ma soprattutto marito della Mastropietro, anch’egli indagato insieme ad Antonio Ricci, 54enne di Isernia e legale rappresentante della società Ri.Ma (secondo gli inquirenti gestita proprio da Di Filippo), e Sergio Antonilli, 46enne di Isernia, altro collaboratore della società. I reati fino ad oggi ipotizzati delineano già il contesto in cui i due pm si muovono a caccia di conferme: si va dalla corruzione all’abuso d’ufficio fino alla turbata libertà degli incanti.
Gli altri due indagati sono Andrea e Massimiliano Scarafoni, fratelli imprenditori edili di Giulianova. Scrivono i magistrati nel decreto di perquisizione: «Mastropietro avrebbe strumentalizzato la propria funzione pubblica per favorire dietro compensi monetari ed altre utilità per sè, per il coniuge Di Filippo, per la società Ri.Ma, legalmente rappresentata da Ricci ma in realtà gestita da Di Filippo, gli interessi economici di diversi imprenditori e segnatamente del gruppo imprenditoriale facente capo ai fratelli Andrea e Massimiliano Scarafoni, soci occulti di Di Filippo, ai quali garantiva, negli anni, aggiudicazioni e affidamenti diretti di lavori e forniture pubbliche per importi monetari rilevanti, pari a diverse centinaia di migliaia di euro». (d.p.)
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