Appalto antincendio alla Asl Ciapanna e altri due a giudizio

Il consigliere provinciale, il fratello e l’ex dirigente dell’azienda sanitaria accusati di truffa, frode e falso La procura contesta la mancanza di una gara comunitaria, già sequestrati 650mila euro
TERAMO.
Sarà un processo ad accertare se ci sia stata una truffa, così come ipotizza la procura, nell’appalto anticendio alla Asl. Lo ha deciso il gup Giovanni de Rensische ieri ha rinviato a giudizio per truffa e frode nelle pubbliche forniture Graziano Ciapanna, ex consigliere comunale del Pdl, attuale consigliere provinciale e da poco nominato, tra varie polemiche, nel Cda del Parco Gran Sasso-Laga.
Ciapanna e il fratello Giacomo (accusato solo di frode nelle pubbliche forniture) compariranno davanti ai giudici nella loro veste di legali rappresentanti e contitolari dell’azienda C.G. Engineering Srl che fino all’agosto 2013 ha avuto in appalto il servizio antincendio dell’azienda sanitaria. Con loro a processo anche Giancarlo Cecchini, ex dirigente Asl attualmente in servizio all’istituto Zooprofilattico, accusato di falso ideologico e truffa. La Asl non si è ancora costituita parte civile. Il pm Davide Rosati (titolare del fascicolo) contesta la mancata procedura della gara comunitaria e quella che definisce «illecita» procedura di gara ristretta. Durante le indagini ha chiesto ed ottenuto il sequestro sui conti dell’azienda di una somma di 650mila euro, equivalente all’importo a base d’asta della gara d’appalto del servizio antincendio.
E’ un passaggio chiaro quello che, nell’avviso di conclusione delle indagini, porta il magistrato a ricostruire un meccanismo ben preciso: il 28 febbraio del 2012 la società Engineering affitta per tre anni il ramo d’azienda della società Cedit che si occupa di servizio antincendio e partecipa all’appalto dell’Asl che ottiene per l’immediata attivazione gestione del servizio di gestione del centro di emergenza. Secondo la pubblica accusa, i dirigenti Asl che hanno seguito la procedura avrebbero falsamente rappresentato una situazione di urgenza (inizialmente i dirigenti indagati erano tre, ma per due il pm ha chiesto l’archiviazione). In quei mesi ci sono alcuni sopralluoghi dei vigili del fuoco finiti con una serie di prescrizioni all’azienda sanitaria, tra cui quella di dotarsi di una squadra antincendio con compiti di sorveglianza e allarme. Ma, sostiene la procura, la società Engineering, attraverso quella che viene definita una falsa rappresentazione, ottiene l’appalto pur non avendo tutti i requisiti necessari. Secondo Rosati non vengono verificate nè le capacità economiche/finanziarie nè tecnico/professionale da parte della Engineering per la gestione del centro di emergenza. Controllo che, secondo la procura, il pubblico ufficiale (cioè l’ex dirigente del servizio acquisizioni beni e servizi dell’Asl) avrebbe dovuto fare per legge.
E non solo. La procura sostiene, infatti, che al momento dell’affidamento diretto del servizio la società non disponeva nemmeno del personale qualificato per la gestione del centro di emergenza. Qualifica che, accusa il pm, sarebbe stata ottenuta solo dopo l’appalto. Ma c’è un filo conduttore che lega tutte le indagini: secondo l’accusa ci sarebbe stata la palese violazione dell’obbligo per la stazione appaltante, cioè la Asl, di verificare il miglior prezzo di mercato prima di affidare l’appalto. Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Giannicola Scarciolla e Marco Spagnuolo (per Cecchini), Mauro Di Dalmazio( per Graziano Ciapanna) e Romolo Di Filippo (per Giacomo Ciapanna).(d.p.)
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